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Sicilia, una terra ricca di miti e leggende

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Nel momento in cui si parla della Sicilia, è facile fare riferimento a una di quelle terre in cui abbondano miti e leggende, ma in modo specifico ci sono tantissimi luoghi che hanno rappresentato una vera e propria fonte di ispirazione per un gran numero di narrazioni e racconti mitologici.

Al giorno d’oggi, è anche grazie alla tecnologia che c’è la possibilità di andare alla scoperta di nuove leggende, ma non solo. Ci sono tanti settori che sono stati rivoluzionati dall’evoluzione tecnologica: uno di questi è senz’altro quello dell’intrattenimento, con portali sempre più completi e affidabili come NetBet, con documentari e riviste realizzate espressamente per permettere di conoscere e approfondire leggende e racconti mitologici.

La leggenda delle teste di moro

Avete presente quei particolari vasi realizzati in ceramica che presentano una tipica forma a testa di moro? Ebbene, si tratta di oggetti che sono decisamente diffusi un po’ in tutta la Sicilia, al punto tale che sono diventati dei veri e propri simboli di questa meravigliosa isola.

Eppure, in pochi sanno da cosa deriva questa particolare opera d’arte. La leggenda, infatti, narra che, nel corso della dominazione araba, intorno al 1100, nella città di Palermo abitava una ragazza dai tratti somatici veramente belli e affascinanti, che si preoccupava ogni giorno di curare la crescita delle piante che si trovavano sul suo balcone.

Un giorno come tanti altri, il suo sguardo incrociò quello di un ragazzo arabo che passava da quelle parti. Quest’ultimo, alzando gli occhi verso di lei, se ne innamorò perdutamente, al punto tale che prese il coraggio a quattro mani e decise di dichiararsi alla bellissima fanciulla.

La ragazza rimase a sua volta rapita dal corteggiatore e ricambiò immediatamente il sentimento. Un giorno, però, la fanciulla scoprì una verità molto amara, ovvero che il ragazzo arabo avrebbe ben presto fatto ritorno in Oriente, dove lo aspettava la sua famiglia, con tanto di moglie e figli. Ecco spiegato il motivo per cui la fanciulla, soffrendo per il tradimento, nel corso della notte decise di tagliare la testa al moro e con il suo capo realizzò un vaso in cui piantò una pianta di basilico. L’esposizione di questa particolarissimo vaso suscitò l’invidia di tutti gli altri abitanti del quartiere che, colti dall’invidia, decisero di realizzare dei vasi in terracotta dalla forma propria di testa di moro.

Colapesce e un racconto davvero particolare

Quando si parla di Colapesce si fa riferimento a una tra le leggende siciliane più conosciute e diffuse. Esattamente come ogni altro racconto del genere, si caratterizza per essere completamente immerso in una coltre molto fitta di mistero e, di conseguenza, risulta essere decisamente affascinante.

In qualsiasi città in cui è arrivata, questa leggenda si è arricchita di ulteriori dettagli e caratteristiche. Sembra, infatti, che tra Scilla e Cariddi viveva un giovane denominato Cola, che prese dal padre, pescatore, la grande passione nei confronti dell’acqua, al punto tale che era solito nuotare per tante ore tutti i giorni.

Un giorno, però, Cola fece così tanto arrabbiare la madre che quest’ultima non ci pensò due volte a inveirgli contro e augurargli una maledizione, ovvero che potesse diventare un pesce. Ed esattamente quello fu il momento in cui Cola si trasformò in una sorta di essere a metà pesce e metà uomo. Proprio per questo motivo non tornò mai più sulla Terra e diventò un vero e proprio punto di riferimento per tutti coloro che, via nave, dovevano navigare lo Stretto.

La leggenda narra che questo essere venne sfidato persino dal Re Federico. Quest’ultimo, in segno di sfida, decise di lanciargli in mare una coppa d’ora ricca di brillanti. Cola la recuperò gettandosi in acqua e poi svelò al Re di aver notato caverne e valli e che la città era stata costruita su uno scoglio che poggiava su sole tre colonne. Dopo una seconda sfida, in palio questa volta c’era la mano della figlia del Re, si dice che Cola non riemerse più perché aveva notato come una delle tre colonne si stava per spezzare e scelse di rinunciare al matrimonio e alle ricchezze, sacrificandosi per la Sicilia.

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