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Arrestato a Castellammare del Golfo Leonardo Badalamenti, braccato dal Brasile

La Dia ha arrestato Leonardo Badalamenti, figlio dello storico boss Tano Badalamenti. L’arresto questa mattina a Castellammare del Golfo nella casa della madre. A chiedere il suo arresto sono le autorità brasiliane in esecuzione di un mandato di cattura internazionale. Leonardo Badalamenti è accusato di associazione criminale finalizzata al traffico di stupefacenti e falsità ideologica.

In attesa del l’estradizione in Brasile, Badalamenti è stato portato nel carcere Pagliarelli di Palermo.

Il figlio dello storico boss di Cinisi ha 60 anni. Il padre occupava una posizione di vertice in cosa nostra ed è stato riconosciuto come mandante dell’omicidio di Peppino Impastato.
In Brasile Leonardo Badalamenti andava in giro con il nome di Carlos Massetti e si spacciava per un uomo d’affari.
Aveva però registrato in quel paese la nascita del suo primo figlio chiamandolo come il nonno, Gaetano. La sua latitanza, iniziata nel 2017, si interrompe questa mattina.

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Leonardo Badalamenti era già stato arrestato nel 2009 dai Carabinieri del Ros. Il fermo nell’ambito di un’operazione che portò all’arresto di altre 19 persone accusate, in concorso, di associazione mafiosa, corruzione, truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche e trasferimento fraudolento di valori.

Sull’uomo pesavano anche altre indagini su presunti illeciti di carattere finanziario attraverso l’intermediazione di un funzionario corrotto del Banco centrale. È anche stato accusato di aver tentato una truffa ai danni delle filiali della Hong Kong Shanghai Bank, della Lehman Brothers e dell’Hsbc per un importo di diverse centinaia di milioni di dollari.

Il figlio di don Tano è stato trovato e arrestato dagli uomini della Dia di Palermo, coordinati dal reparto ‘Investigazioni giudiziarie’ in collaborazione con il Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia (Scip) e la polizia brasiliana.

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Leonardo Badalamenti negli anni 80 era scappato in America per evitare l’uccisione nella guerra di mafia scatenata dai Corleonesi per “prendersi” cosa nostra.

“Più che di un conflitto si trattò di una vera e propria epurazione, posta in essere attraverso la sistematica eliminazione fisica di tutti coloro che, appartenenti allo schieramento avverso, potevano rappresentare un ostacolo ai progetti di conquista “Totale” della mafia da parte di Riina, Provenzano e Bagarella – dicono gli investigatori – A partire dalla cattura di Salvatore Riina e in seguito, di tutti i suoi più fedeli e feroci accoliti, si è assistito ad un silenzioso e progressivo rientro in patria dei discendenti superstiti delle famiglie mafiose scappate”.

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