Scaffali mezzi vuoti nei supermercati di Palermo, clienti a caccia di frutta

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Reparti di frutta, verdura e carne sempre più sguarniti nei supermercati di Palermo: al quinto giorno di fermo degli autotrasportatori contro il caro carburante arrivano i primi problemi di approvvigionamento, mentre la protesta si estende al Mezzogiorno e a Milano si attende l’incontro con il ministro Matteo Salvini, in programma domani, martedì 20 ottobre.

Scaffali a metà nei punti vendita palermitani

A pesare di più è la scarsità di prodotti freschi. Nei negozi di via Tasca Lanza, viale Regione Siciliana Nord Ovest e via Assoro, dove la situazione è stata documentata, i ripiani di frutta e verdura appaiono in parte vuoti e diverse cassette restano senza merce. Anche il reparto carni mostra segni di sofferenza. Per completare la spesa, alcuni clienti hanno dovuto girare più negozi, senza sempre trovare ciò che cercavano.

Camion fermi e gasolio in esaurimento

Le carenze sugli scaffali sono la conseguenza più visibile della mobilitazione dei camionisti siciliani, che hanno fermato i mezzi da giovedì scorso per protestare contro il rincaro dei carburanti. I Tir sono parcheggiati lungo la statale 113, a Villagrazia di Carini, e nei pressi degli scari di Palermo e Villabate. Il fermo si avverte anche alle pompe: in alcuni distributori il gasolio comincia a finire, come all’Ip di via Ammiraglio Rizzo.

La posizione del Comitato trasportatori siciliani

Sul fronte delle consegne di ortofrutta è intervenuto il Comitato trasportatori siciliani (Cts). Il coordinatore Salvatore Bella, citato dall’agenzia Agi, ha spiegato che la protesta non ostacola il transito di frutta e verdura attraverso lo Stretto di Messina e che non sono previsti blocchi stradali né presidi sulle arterie di collegamento. Le imprese che vogliono continuare a lavorare, ha precisato, possono farlo liberamente, senza costrizioni né picchetti. Restano invece ferme nei parcheggi le flotte delle aziende che hanno aderito all’iniziativa, in attesa del vertice milanese. Il Comitato ha anche annunciato che, se le richieste della categoria saranno accolte per intero, il fermo nei porti siciliani verrà revocato all’istante.

Una protesta che si allarga al Sud

Fuori dall’Isola la mobilitazione guadagna terreno. Dall’A1 Milano-Napoli la protesta è arrivata al porto commerciale del capoluogo campano, con blocchi all’ingresso dello scalo, mentre anche in Sicilia i porti risultano sbarrati. In Calabria aumentano i blocchi stradali, ci sono presidi alle porte di Potenza, in Basilicata, e a Bari, sotto la sede della Regione Puglia. Qui il presidente Antonio Decaro ha annunciato l’apertura di un tavolo con le altre Regioni del Sud, prima di incontrare gli autotrasportatori.

La paralisi rallenta la distribuzione delle merci. In alcune province della Campania, come Caserta e Napoli, in Calabria, soprattutto a Catanzaro, e in alcune zone della Sicilia compaiono i primi scaffali vuoti, con i prodotti freschi più penalizzati.

Salvini a Milano, le richieste della categoria

L’appuntamento atteso da tutti è fissato per domani mattina alla Prefettura di Milano, dove il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini vedrà le associazioni nazionali di categoria. Nel pomeriggio incontrerà anche le sigle locali e autonome. Il ministro si è detto fiducioso: «Sui camionisti sono sicuro che riusciremo a sbloccare fondi bloccati da troppo tempo, ascoltare le richieste e avviare un dialogo positivo che tolga pressioni su strade statali e autostradali».

Sul fronte opposto, Trasportounito chiede «il 15% in più sulle tariffe dell’autotrasporto», altrimenti «sarà blocco totale». Gli autotrasportatori siciliani, dal canto loro, si dicono «pronti a revocare il fermo».

L’allarme di imprese e produttori

Sulle ricadute per i supermercati Confcommercio ha lanciato l’allarme. Il vicepresidente dell’associazione e presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo, avverte: «Una situazione che, se dovesse protrarsi, rischierebbe di compromettere la regolare disponibilità dei prodotti, causando danni economici alle imprese e ulteriori disagi ai consumatori».

Le stime di Confcommercio Sicilia parlano di un danno complessivo tra i 40 e i 50 milioni di euro nei cinque giorni di protesta, tra grande distribuzione e filiera del fresco collegata al commercio. Confcooperative chiede di «garantire il passaggio dei prodotti deperibili», mentre Confagricoltura segnala che «si rischia di buttare il cibo», con pesanti ricadute sulle aziende agricole. Il presidente di Confagricoltura Campania, Fabrizio Marzano, avverte: «Migliaia di prodotti rischiano di rimanere bloccati nelle aziende e andare perduti, mentre gli scaffali dei supermercati rischiano di restare vuoti».

Il Consorzio di Tutela della Igp Pomodoro di Pachino, tra i prodotti più colpiti, esprime «profonda preoccupazione»: tonnellate di pomodori non sono state raccolte perché non possono essere consegnate. Nella Piana di Gioia Tauro, intanto, la solidarietà iniziale verso i camionisti lascia spazio alla rabbia dei produttori di kiwi. Luigi Scolaro, presidente della sezione ortofrutticola di Confagricoltura Reggio Calabria, attacca: «Dopo giorni di solidarietà e comprensione nei confronti dei trasportatori in sciopero, oggi il sentimento prevalente è la rabbia. Perché, mentre le proteste continuano, il kiwi non aspetta, la raccolta non può fermarsi».

Non è ancora chiaro in quanto tempo le forniture torneranno regolari nei punti vendita che in questi giorni hanno visto ripiani vuoti.

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