PALERMO – Massima pena per i responsabili del triplice omicidio che ha sconvolto la provincia palermitana. La Corte d’Assise del capoluogo siciliano ha decretato il carcere a vita per il muratore Giovanni Barreca e per la coppia di presunti complici, Sabrina Fina e Massimo Carandente.
I giudici hanno accolto una linea di estrema fermezza per i tragici fatti risalenti al febbraio del 2024, quando Antonella Salamone e i suoi figli Kevin ed Emanuel, di 16 e 5 anni, vennero torturati e uccisi all’interno della propria abitazione durante un delirante rituale di purificazione spirituale.
Il verdetto emesso dalla magistratura non ha concesso attenuanti, superando persino le valutazioni della pubblica accusa per quanto riguarda la posizione del capofamiglia. Per il cinquantaseienne, infatti, l’organo inquirente aveva ipotizzato una condanna a trent’anni di reclusione, avanzando l’ipotesi di una parziale infermità mentale al momento del delitto. La giuria popolare ha invece equiparato le responsabilità dei tre imputati, ritenendoli ugualmente colpevoli delle atroci sofferenze che hanno portato alla morte dei tre familiari nella villetta di Altavilla Milicia.
La vicenda era emersa in tutta la sua gravità dopo una drammatica telefonata ai servizi di emergenza, attraverso la quale lo stesso Barreca aveva confessato i delitti indicando alle autorità dove rintracciarlo. Una volta giunti sul posto, i militari dell’Arma si erano trovati dinanzi a uno scenario agghiacciante.
I corpi senza vita dei due minori presentavano evidenti segni di asfissia, causata dal soffocamento mediante l’utilizzo di pesanti maglie metalliche. I resti della madre, parzialmente dati alle fiamme subito dopo il decesso, sono stati individuati soltanto in un secondo momento, occultati sotto un cumulo di terra a breve distanza dal perimetro della casa.
Un tassello fondamentale per fare luce sulla dinamica dei fatti è arrivato dalle dichiarazioni della figlia maggiore, unica superstite del nucleo familiare, trovata all’interno della stanza in evidente stato di shock. Il percorso giudiziario della ragazza, minorenne all’epoca dei fatti e inizialmente co-imputata, si è concluso in secondo grado con un proscioglimento totale dovuto a un riscontrato deficit di lucidità mentale, che ha ribaltato la sanzione di oltre dodici anni ricevuta in primo grado.
I verbali delle sue deposizioni, confermati successivamente dagli esami autoptici dell’Istituto di Medicina Legale del Policlinico di Palermo, hanno svelato i dettagli della spirale di violenza mistica in cui era caduto il padre dopo l’incontro con la coppia di conoscenti. I tre condannati, convinti che l’abitazione e le vittime fossero sotto l’influsso di forze maligne, avevano dato vita a giorni di segregazione alternando preghiere a punizioni fisiche. Secondo quanto ricostruito, le sevizie sulla donna includevano l’impiego di elettrodomestici ad alte temperature e violenti traumi provocati da utensili da cucina, prima del decesso causato dal forte stress cardiaco e dalle lesioni subite.
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