Iran fuori dal meeting Fifa: adesso il ripescaggio azzurro diventa più concreto

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La delegazione iraniana è stata bloccata all’aeroporto di Toronto e rispedita a casa senza aver partecipato al Congresso Fifa di Vancouver del 30 aprile. Un episodio che, in apparenza, sembra una questione diplomatica tra Canada e Iran, ma che in realtà potrebbe avere conseguenze dirette sulla composizione dei Mondiali 2026 e, di riflesso, sul futuro della Nazionale italiana.

Il caso Iran! Italia ripescata?

Il presidente federale iraniano Taj e gli altri dirigenti della delegazione erano riusciti a ottenere un visto provvisorio per entrare in Canada. Nonostante questo, gli agenti di sicurezza canadesi li hanno fermati all’aeroporto di Toronto, impedendo loro di raggiungere Vancouver. La federazione iraniana ha parlato di «comportamento inappropriato» da parte dei funzionari dell’immigrazione. Fatto sta che al Congresso Fifa — quello che avrebbe dovuto affrontare proprio la questione della partecipazione iraniana al Mondiale — i diretti interessati non c’erano.

Non è un episodio isolato. Nei giorni scorsi l’Iran aveva già dovuto rinunciare a due amichevoli di preparazione: Angola e Macedonia del Nord avevano declinato l’invito per ragioni politiche. Il quadro che emerge è quello di una nazionale sempre più isolata sul piano internazionale, con la Fifa che dovrà sciogliere la questione entro l’11 maggio.

Perché l’Italia è coinvolta

Gli azzurri non si sono qualificati per i Mondiali 2026 e, ufficialmente, non cercano ripescaggi. Il ministro dello Sport Andrea Abodi e il presidente del Coni Giovanni Buonfiglio lo hanno ripetuto più volte: l’Italia non chiede di entrare dalla finestra. Ma quello che accade fuori dai confini nazionali racconta una storia diversa.

Negli Stati Uniti — paese ospitante insieme a Canada e Messico — la pressione per includere l’Italia al posto dell’Iran è concreta e trasversale. Paolo Zampolli, imprenditore italoamericano e inviato del presidente Donald Trump, si è speso pubblicamente per il ripescaggio azzurro. Ancora più significativa la mossa della città di Seattle: una delle sedi che ospiterebbe le partite dell’Iran ha già fatto sapere di preferire l’Italia come sostituta, un segnale politico tutt’altro che trascurabile.

Cosa decide la Fifa

La parola finale spetta alla Fifa, che ha tempo fino all’11 maggio per comunicare la propria decisione. Le opzioni sul tavolo sono sostanzialmente tre: confermare l’Iran nonostante le tensioni, escluderla e ripescare l’Italia, oppure trovare un’altra soluzione ancora non esplorata pubblicamente.

Il Congresso di Vancouver avrebbe dovuto essere il momento per avvicinarsi a una risposta. L’assenza della delegazione iraniana non ha semplificato le cose, anzi ha lasciato la questione ancora più aperta. Nelle prossime ore potrebbero arrivare i primi segnali concreti sulla direzione che la Fifa intende prendere.

Per l’Italia, nel frattempo, resta solo da aspettare. E, forse, sperare.