Il risultato del referendum in Sicilia assume un forte valore politico. Ne è convinto il deputato regionale Ismaele La Vardera, leader del movimento Controcorrente, che legge il netto vantaggio del “no” come un segnale chiaro dell’elettorato.
“La vittoria del no è un risultato politico”, afferma La Vardera, sottolineando come il dato rappresenti, a suo avviso, una bocciatura nei confronti dell’attuale governo regionale guidato da Renato Schifani. “In Sicilia non è più gradito dal popolo”, aggiunge, rilanciando la necessità di un cambiamento alla guida della Regione.
Il parlamentare rivendica inoltre il ruolo attivo di Controcorrente nella campagna referendaria: “Siamo stati in prima linea per il no, insieme a Nicola Gratteri. È un risultato storico per la Sicilia e ne siamo orgogliosi”.

Secondo i dati parziali citati da La Vardera, con circa metà delle sezioni scrutinate il “no” sfiora il 70% a Palermo, mentre a livello regionale supera il 60%, un margine che potrebbe ampliarsi con il completamento dello scrutinio. Un risultato che, per il deputato, assume una valenza che va oltre l’aspetto tecnico del quesito referendario.
Nel mirino anche l’amministrazione comunale del capoluogo, guidata dal sindaco Roberto Lagalla, per cui il dato rappresenterebbe “un chiaro avviso di sfratto”.
“La risposta dei siciliani dimostra che, anche senza strutture di voto organizzate, è possibile ribaltare logiche politico-clientelari radicate”, prosegue La Vardera. Da qui l’invito alla maggioranza regionale a una riflessione profonda: “Se fossi al posto di Schifani, mi farei delle domande e valuterei anche le dimissioni”.
Infine, il leader di Controcorrente rilancia la propria prospettiva politica: “Serve un candidato presidente capace di parlare a tutti i siciliani. Per questo ribadisco la mia disponibilità: oggi più che mai è evidente che vincere si può”.

