Corruzione e mafia alla Regione: arrestato il dirigente Giancarlo Teresi

lettura in 2 minuti

Le mani di Cosa Nostra sui porti siciliani passavano dall’ufficio di un alto burocrate della Regione. Stamattina il cuore del Dipartimento Infrastrutture e Mobilità è stato scosso dall’arresto di Giancarlo Teresi, dirigente regionale accusato di aver letteralmente “asservito” la propria funzione pubblica agli interessi di Carmelo Vetro, ritenuto il capomafia di Favara. Un patto corruttivo sporco, aggravato dall’aver favorito l’organizzazione criminale, che ha spalancato le porte del carcere per entrambi.

Secondo le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia, il meccanismo era tanto semplice quanto oliato: mazzette in cambio di appalti. Teresi avrebbe garantito un canale preferenziale alla Ansa Ambiente s.r.l., società ufficialmente amministrata da prestanome ma riconducibile, nei fatti, al boss Vetro. Solo tra marzo e agosto dello scorso anno, gli inquirenti hanno documentato tre diverse consegne di denaro contante, passaggi di mano che confermavano un accordo ormai sistematico.

Sotto la lente d’ingrandimento sono finiti lavori delicatissimi per la tutela del territorio e delle coste. Si parla di bonifiche, dragaggi e ripascimenti nei porti di Marinella di Selinunte, Scicli-Donnalucata e Terrasini. Interventi finanziati con soldi pubblici che finivano per rimpinguare le casse di una ditta che, sulla carta, non avrebbe mai potuto operare a causa delle interdittive antimafia.

Il ruolo di Teresi sarebbe stato fondamentale proprio per aggirare i controlli. Grazie alla sua posizione, il dirigente avrebbe permesso al boss di Favara — già condannato definitivamente a 9 anni per mafia — di muoversi indisturbato in un settore strategico come quello dei rifiuti e dei sedimenti marini. Un business che non garantiva solo profitti, ma anche prestigio negli ambienti criminali, complici i legami di Vetro con figure di peso come Giovanni Filardo, cugino del defunto “ultimo stragista” Matteo Messina Denaro.

L’inchiesta non si ferma ai due protagonisti principali. Risultano coinvolti anche Salvatore Vetro, fratello del boss, e Antonio Lombardo, l’amministratore formale che fungeva da paravento legale per l’impresa mafiosa. Un sistema che, pezzo dopo pezzo, ha permesso ai clan di infiltrarsi nei gangli vitali dell’amministrazione regionale siciliana.

Continua a leggere le notizie di DirettaSicilia, segui la nostra pagina Facebook e iscriviti al nostro canale News Sicilia
Nessun commento