Mercoledì mattina un drone MQ-4C Triton della Marina statunitense è decollato dalla base di Sigonella con rotta verso il Golfo Persico. Non è un episodio isolato. Negli ultimi giorni diversi velivoli dello stesso tipo sono stati tracciati in partenza e in arrivo dalla base siciliana, impegnati in rotte che attraversano il Mediterraneo orientale e proseguono verso le aree calde del Medio Oriente.
Perché i droni partono dalla Sicilia e non dal Golfo
Fino a poco tempo fa il copione era diverso. Quando i Triton venivano impiegati per sorvegliare la regione del Golfo, la Marina Usa li schierava nelle basi avanzate degli Emirati Arabi Uniti, in particolare ad Abu Dhabi. Da lì le missioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione (ISR) coprivano lo Stretto di Hormuz, il Golfo di Oman e il Mar Arabico settentrionale con tempi di volo ridotti.
Adesso qualcosa è cambiato. I voli registrati nelle ultime settimane indicano che almeno una parte di queste missioni viene condotta direttamente da Sigonella. Un cambio di strategia che ha una spiegazione precisa, secondo l’analisi di Itamilradar: operare dalla Sicilia “aumenta significativamente la distanza dalle aree operative, ma garantisce un luogo di lancio più sicuro e politicamente più stabile”.

Il punto è la sicurezza delle infrastrutture. Con le tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran che continuano a salire dopo i recenti attacchi contro obiettivi iraniani, le basi nel Golfo sono diventate potenzialmente più esposte a ritorsioni. Spostare i droni di sorveglianza in Sicilia significa proteggere asset strategici costosi e difficili da sostituire, senza rinunciare alla capacità di monitorare quello che succede a migliaia di chilometri di distanza.
Il caso arriva in Parlamento: la risposta di Crosetto
La questione non è passata inosservata a Roma. Il Movimento 5 Stelle ha sollevato il tema in Parlamento, contestando l’utilizzo delle basi militari italiane da parte delle forze armate americane in un contesto di escalation bellica.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha risposto senza girarci troppo intorno: l’uso di Sigonella e delle altre installazioni Usa sul territorio italiano avviene nel rispetto di accordi internazionali consolidati da decenni. Ha citato il Nato Sofa del 1951, il Bilateral Infrastructure Agreement del 1954 aggiornato nel 1973 e il Memorandum d’intesa Italia-Usa del 1995. “Come si può facilmente notare, tali cornici giuridiche regolamentano queste attività da decenni e nessun governo ha avvertito l’esigenza di modificarle”, ha tagliato corto il ministro.
Una risposta che chiude la porta a polemiche politiche ma non cancella la sostanza della questione: dalla Sicilia partono missioni di sorveglianza che si inseriscono in uno scenario di crisi internazionale, e il ruolo della base catanese sta diventando sempre più centrale.
Cos’è il drone Triton e perché è perfetto per queste missioni
L’MQ-4C Triton è un colosso della sorveglianza aerea. Derivato dalla famiglia Global Hawk, è stato progettato specificamente per il pattugliamento marittimo ad alta quota. Può restare in volo per oltre 24 ore consecutive, operare a quote elevatissime e coprire migliaia di chilometri quadrati di oceano in una singola missione. I suoi sensori sono in grado di monitorare rotte di navigazione, tracciare movimenti navali e individuare potenziali minacce su aree vastissime. Esattamente quello che serve in questo momento nel Golfo, dove la situazione richiede occhi elettronici sempre aperti.



