Bambini con la polmonite e anziani senza respiro, l’influenza mette in ginocchio i Pronto Soccorso

Influenza in Sicilia: ospedali al collasso, +25% accessi. Task force al Policlinico, Pronto Soccorso in crisi
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L’inverno picchia duro in Sicilia e non si parla solo di temperature. Negli ospedali dell’Isola è scattato il codice rosso, non quello del triage, ma quello di un sistema sanitario sotto assedio. L’influenza stagionale ha colpito con una violenza inaspettata, o forse fin troppo prevedibile, mandando in tilt i Pronto Soccorso da Palermo a Catania, passando per Messina. I dati sono allarmanti: un aumento degli accessi che tocca punte del 30%, corsie trasformate in reparti improvvisati e un personale medico costretto a turni massacranti per non lasciare nessuno indietro.

La situazione è particolarmente critica a Catania, dove l’ospedale Cannizzaro è diventato l’epicentro di questa tempesta virale. Il dottor Antonio Di Mauro, responsabile dell’emergenza, snocciola numeri che fanno riflettere: solo lunedì 5 gennaio, gli accessi sono schizzati del 25% oltre la media. Chi finisce in ospedale? Soprattutto gli over 60, anziani con quadri clinici già complessi, diabetici o broncopatici, per i quali l’influenza si trasforma rapidamente in insufficienza respiratoria. Ma non sono solo i “nonni” a soffrire. Il reparto pediatrico è altrettanto saturo. Bambini con febbre altissima che non scende nemmeno con i farmaci, polmoniti, piccoli pazienti di pochi mesi costretti agli antivirali. Antonella Di Stefano, direttore della pediatria, punta il dito contro un dato preoccupante: il “bassissimo livello di vaccinazione”. Metà dei bambini ricoverati non era vaccinato. Un campanello d’allarme che non può essere ignorato.

Spostandoci a Palermo, la musica non cambia, anzi, il ritmo è ancora più frenetico. Al Policlinico Paolo Giaccone, la direttrice Maria Grazia Furnari ha dovuto istituire una vera e propria task force. Non si tratta di burocrazia, ma di sopravvivenza operativa: sospesi i ricoveri programmati (salvo oncologici e urgenze indifferibili) per fare spazio all’onda d’urto dell’influenza. I lavori del PNRR in corso complicano ulteriormente la gestione degli spazi, costringendo i vertici a valutare la trasformazione di letti a bassa occupazione in postazioni per acuti. Al Civico, Massimo Geraci fotografa un momento di crisi acuta: “Ieri avevamo 117 pazienti in attesa di ricovero contemporaneamente”. Il problema qui non è solo chi entra, ma chi non riesce a uscire verso le strutture convenzionate, molte delle quali hanno ridotto l’attività durante le feste, creando un “imbuto” micidiale. All’Ospedale Cervello e a Villa Sofia, gli indici di sovraffollamento superano abbondantemente il 200%, con decine di barelle in attesa di una destinazione.

Anche Messina non ride, con il Papardo che registra un +30% di accessi per influenza e un +40% generale. È un quadro a tinte fosche che ha spinto il Codacons a intervenire duramente. Francesco Tanasi, segretario nazionale, parla di “pressione non più sostenibile”. Le segnalazioni che arrivano dai cittadini descrivono sale d’attesa al collasso e tempi biblici per una visita. “Il picco influenzale non è un evento straordinario”, tuona Tanasi, chiedendo al Governo regionale interventi strutturali e non solo toppe messe all’ultimo minuto. Serve personale, servono percorsi dedicati e, soprattutto, serve una medicina territoriale che faccia da filtro, evitando che ogni linea di febbre finisca per intasare un Pronto Soccorso già allo stremo.

Mentre la politica e i dirigenti cercano soluzioni, nelle corsie si continua a correre. Medici e infermieri, con un’abnegazione che va oltre il dovere contrattuale, tengono in piedi un sistema che barcolla sotto i colpi di un virus stagionale che, quest’anno, ha deciso di non fare sconti a nessuno. La speranza è che l’istituzione delle task force e le misure d’emergenza riescano a drenare l’onda di piena, prima che l’intera rete dell’emergenza-urgenza siciliana vada definitivamente sott’acqua.

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