Il grido di Carmelo Messina ha squarciato il silenzio di piazza Garibaldi a Campofelice di Roccella. Un padre che segue la bara del proprio figlio e crolla. Matteo aveva diciassette anni. È morto mercoledì pomeriggio sulla statale 113, nel territorio di Cefalù, dopo uno scontro frontale con una Citroen C3. Non ha avuto scampo.
Ieri oltre mille persone hanno invaso il piccolo comune delle Madonie per dirgli addio. Gente arrivata da tutta la zona, perché Matteo — studente del quarto anno dell’istituto Mandralisca, indirizzo alberghiero, attaccante del Soccer Tirreno Cerda — era uno di quei ragazzi che lasciano il segno.
Nella chiesa parrocchiale di Santa Rosalia i compagni di scuola si sono seduti accanto ai compagni di squadra. Tutti in tuta da gioco, tutti con una maglietta stampata con il suo viso. Attorno a loro, stretti come potevano, mamma Loredana, i fratelli Marco e Martina, ventuno anni lei, otto lui. E Carmelo, il padre, che portava sulle spalle un peso che nessuno dovrebbe mai conoscere.

Perché Matteo non è il primo figlio che questa famiglia ha perso. Manuel se n’è andato da bambino, a quattro anni, per una malattia incurabile. Poi un altro lutto: un fratello di Carmelo, morto in un incidente sulla Palermo-Catania nei pressi di Trabia. Adesso Matteo. «È la seconda volta», ha urlato. Una frase che vale più di qualsiasi commento.
Don Francesco Casamento, parroco di Campofelice, ha cercato le parole giuste: «Matteo non è morto, vive in Cristo». Accanto a lui don Cris, figura conosciuta nel calcio giovanile delle Madonie. A fine messa hanno parlato in tanti. Il preside del Mandralisca, Danilo Gatti, lo ha chiamato «alunno modello». Il presidente del Soccer Tirreno Cerda, l’avvocato Giovanni Macina — la società porta il nome del fratello Giuseppe, bomber scomparso salvando due vite — ha ricordato il suo numero nove: «Dava tutto, ci credeva sempre». L’allenatore Salvatore Lazzara ha aggiunto solo questo: «Un ragazzo generoso e bello, dentro e fuori dal campo».
L’ultima parola è toccata al sindaco Giuseppe Di Maggio: «Matteo donava luce. La nostra comunità lo ricorderà per sempre».
Fuori dalla chiesa, nel sole di una mattina che non sembrava adatta a certi saluti, qualcuno ha sussurrato: «Adesso è con il suo fratellino, tra gli angeli».

