Operazione antimafia a Palermo, ecco chi è stato arrestato

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Condannato all’ergastolo, in semilibertà nel pomeriggio per fare volontariato. E, appena fuori dal penitenziario, il telefono acceso e gli ordini ai suoi uomini. Raffaele Galatolo, 75 anni, storico boss dell’Acquasanta e killer dei Corleonesi negli anni Ottanta, è finito di nuovo in manette all’alba di oggi nell’ambito di un blitz della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo.

I finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria hanno eseguito tredici ordinanze di custodia cautelare — otto in carcere e cinque ai domiciliari — colpendo i vertici dei mandamenti dell’Acquasanta e dell’Arenella. Tra gli arrestati anche Stefano Fidanzati, 78 anni, indicato dagli inquirenti del pool del procuratore aggiunto Vito Di Giorgio come nuovo reggente della famiglia dell’Arenella.

Il sistema dei permessi premio: impeccabile in cella, boss sul territorio

Le indagini della Guardia di Finanza, coordinate dal procuratore Maurizio de Lucia, hanno ricostruito una doppia vita durata anni. Dentro il carcere di Secondigliano, Galatolo manteneva una condotta irreprensibile, tale da consentirgli di ottenere i permessi premio già dal 2018 e, successivamente, il regime di semilibertà. Ogni pomeriggio lasciava il penitenziario per prestare servizio in un’associazione di volontariato.

Fuori dalle mura, però, la realtà era un’altra. Non appena uscito, accendeva il cellulare e riprendeva il comando, impartendo direttive precise agli uomini del clan rimasti a presidio del quartiere. La vicenda era già emersa nell’ottobre del 2024 grazie a un’inchiesta giornalistica di Repubblica, che aveva sollevato il velo sul fenomeno dei boss ergastolani capaci di sfruttare i benefici penitenziari per rientrare nei propri territori.

Nel 2020 Galatolo era riuscito a scalzare dal vertice Giovanni Ferrante, che l’anno successivo aveva scelto la strada della collaborazione con la giustizia. Un’ulteriore crepa in una famiglia già segnata dal pentimento dei nipoti dello stesso Raffaele, Vito e Giovanna Galatolo.

Dall’Acquasanta ai delitti eccellenti: la storia del boss custode di segreti

Raffaele Galatolo è uno dei tre fratelli — insieme a Vincenzo e Giuseppe — che negli anni della seconda guerra di mafia avevano trasformato vicolo Pipitone, nel cuore del quartiere Acquasanta, in una base operativa dei sicari corleonesi. Da quel vicolo partirono i commandi di morte per i delitti eccellenti di Pio La Torre, del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e del commissario Ninni Cassarà.

Sempre da vicolo Pipitone si mossero gli uomini incaricati di piazzare l’esplosivo sulla scogliera dell’Addaura nel 1989, nel fallito attentato al giudice Giovanni Falcone — uno dei misteri più oscuri della storia criminale italiana, rimasto in parte irrisolto. I vertici dell’Acquasanta hanno sempre mantenuto contatti con apparati deviati delle istituzioni, e Galatolo è considerato custode di segreti che, fino a oggi, ha scelto di non rivelare.

L’operazione odierna rappresenta l’ennesima operazione della DDA palermitana contro una famiglia che, nonostante decenni di arresti e collaboratori di giustizia, ha dimostrato una capacità di rigenerazione che gli inquirenti continuano a monitorare con attenzione.

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