Doveva essere il weekend della laurea. Invece, è diventato il viaggio più straziante della loro vita. I genitori di Miriam Indelicato stavano già preparando i bagagli per raggiungere Roma e festeggiare la figlia quando il telefono ha squillato con una notizia devastante: la loro ragazza di 23 anni era a terra, nell’androne del palazzo in cui viveva, e non respirava più.
Miriam era originaria di Santa Ninfa, nel trapanese, dove era cresciuta con la sua famiglia. Il padre, imprenditore nel settore delle carni, è una figura ben conosciuta tanto a Santa Ninfa quanto a Campobello di Mazara, il suo paese natale. Per frequentare la Luiss Guido Carli di Roma, una delle università più prestigiose d’Italia, Miriam aveva lasciato la Sicilia. Aveva studiato al Liceo delle Scienze Umane di Castelvetrano. Stava per tagliare un traguardo importante.
È stato il portiere dello stabile ad accorgersi per primo che qualcosa non andava. Ha allertato i soccorsi e contattato la famiglia, che si è precipitata nella capitale. Ma all’arrivo dei genitori, ogni speranza era già svanita. I soccorritori non hanno potuto fare nulla.

La Polizia di Stato ha aperto un’indagine per ricostruire le ultime ore di vita della giovane. Gli inquirenti al momento non escludono nessuna pista: si valuta sia l’ipotesi di un incidente domestico, sia quella di un gesto volontario. Le cause della morte restano ufficialmente da accertare.
Tre comunità, oggi, piangono Miriam. Santa Ninfa, dove viveva e dove la sua famiglia è stimata da tutti. Campobello di Mazara, le radici paterne. Castelvetrano, i corridoi del liceo, i banchi, i compagni di classe. Chi la conosceva la descrive come una ragazza piena di vita: sportiva, appassionata di ballo, una presenza che riempiva le stanze. Una di quelle persone che sembrano fatte per bruciare più forte degli altri.
Aveva 23 anni. La laurea era vicina.



