Palermo brucia per San Giuseppe, ma non solo di gioia. Nella notte tra il 18 e il 19 marzo, quello che doveva essere il rito delle vampe si è trasformato in guerriglia urbana in almeno sei quartieri della città. Pietre, bottiglie, fumogeni, barricate di cassonetti: le forze dell’ordine hanno operato per ore in tenuta antisommossa, sorvegliate dall’alto da un elicottero che ha sorvolato i rioni caldi fino a notte fonda.
Il focolaio principale si è sviluppato in via Michele Piazza, alla Zisa, dove un gruppo di giovani — molti col volto coperto — ha alimentato roghi con legname e rifiuti. Quando la polizia è intervenuta per mettere in sicurezza l’area, la risposta è stata immediata: cassonetti trascinati in mezzo alla strada come barricate, lancio di pietre contro gli agenti, finestrini di auto sfondati. I vigili del fuoco, chiamati a domare gli incendi, sono diventati anch’essi bersaglio.
Il pomeriggio aveva già dato segnali chiari. In via Carmelo Lazzaro, nei pressi dell’ospedale Civico, si registravano i primi lanci. Poi la guerriglia si è allargata a macchia d’olio: via Imera, via Cimbali, piazza Sant’Anna al Capo, il Borgo Vecchio, via Guglielmo il Buono — zona già teatro di tafferugli la sera precedente. Presi di mira anche gli operai della RAP, impegnati nella raccolta dei rifiuti.

Il momento più emblematico della serata si è consumato in piazza Magione, nel cuore del Borgo Vecchio: la vampa è stata allestita a ridosso di una palma alta diversi metri, che ha preso fuoco. Le fiamme hanno raggiunto la chioma dell’albero sotto gli occhi dei presenti.
Bilancio della notte: nessun ferito grave comunicato ufficialmente, ma la conta dei danni — a veicoli privati, mezzi comunali e arredo urbano — è ancora in corso.

