
Si allontana dalle isole Pelagie, ma non è ancora fuori pericolo. La metaniera russa “Arctic Metagaz”, alla deriva nel Mediterraneo dopo un attacco la scorsa settimana, si è spostata di qualche miglio verso est rispetto a Linosa, spinta dalle correnti in direzione Malta.
La situazione, secondo quanto appreso da AgrigentoNotizie, è stabile e sotto controllo. Nessun rischio inquinamento, almeno per il momento. A bordo risultano ancora 900 tonnellate di gasolio e due serbatoi di gas liquefatto.
Due mezzi della Marina militare italiana — un rimorchiatore e un’unità antinquinamento — presidiano il tratto di mare tra le Pelagie e Malta, pronti a intervenire in caso di emergenza. Per ora osservano, senza avvicinarsi ulteriormente.
La scorsa settimana il presidente russo Vladimir Putin ha accusato l’Ucraina di aver colpito la nave con un “attacco terroristico”. L’autorità portuale libica aveva dichiarato, subito dopo i fatti, che la “Arctic Metagaz” era stata investita da “improvvise esplosioni seguite da un vasto incendio, che ha portato al suo completo affondamento” a nord del porto di Sirte.
Gli avvisi ufficiali maltesi ai naviganti, pubblicati mercoledì e giovedì, hanno poi chiarito che la nave non è affondata del tutto: “La direzione Porti e Navigazione, Transport Malta, avvisa tutte le navi che la metaniera M.T. Arctic Metagaz… non è più operativa e sta andando alla deriva”.
Kiev non ha commentato l’accaduto. L’eventuale successo ucraino sarebbe comunque eccezionale: un colpo inferto a una nave russa a centinaia di miglia dall’Ucraina.
Tutti i 30 membri dell’equipaggio sono stati tratti in salvo, ha comunicato Mosca. La “Arctic Metagaz” era già sotto sanzioni di Stati Uniti e Unione Europea, in quanto parte della cosiddetta “flotta ombra” russa: vecchie petroliere impiegate per trasportare petrolio e gas aggirando le restrizioni occidentali.