Nessun bambino è mai stato in pericolo. Nessun tentativo di rapimento è mai avvenuto come era stato ricostruito all’inizio. Quello che per ore ha tenuto col fiato sospeso migliaia di palermitani si è rivelato un falso allarme. Al centro della storia c’è G.S., una donna con problemi psichiatrici già nota alle forze dell’ordine. Trasandata nell’aspetto, con evidenti difficoltà igieniche, ma del tutto innocua. Polizia e carabinieri, dopo un’accurata serie di accertamenti, sono stati categorici: in nessuno dei tre episodi che hanno acceso l’allarme collettivo la donna si è mai avvicinata a un minore.
Tutto ha avuto inizio nel pomeriggio di giovedì in largo Trinacria. G.S. ha assistito alla scena di una madre che trascinava per mano la propria figlia di due anni in preda ai capricci, mentre discuteva animatamente al telefono. La donna ha interpretato lo sguardo incuriosito della bambina come una richiesta di aiuto e si è precipitata nel centro estetico adiacente, convinta che la piccola non fosse figlia di quella donna. Il personale del negozio ha tentato di rassicurarla in ogni modo — la signora era una cliente abituale — ma G.S. non si è convinta. A quel punto è stato chiamato il 113. Prima dell’arrivo delle volanti, però, la donna si era già allontanata autonomamente, dirigendosi verso la fermata dell’autobus di piazza De Gasperi.
Nel frattempo, la titolare del centro estetico aveva già innescato la macchina dell’isteria collettiva: un post su Facebook e due vocali inoltrati in ogni chat di gruppo disponibile, con tanto di foto della donna allegata. In pochi minuti il materiale era già su migliaia di smartphone palermitani. Una madre che si trovava proprio in piazza De Gasperi ha riconosciuto G.S. mentre saliva su un autobus e ha deciso di seguirlo, allertando nuovamente la polizia. Il mezzo è stato fermato, la donna fatta scendere e identificata: nessun bambino con sé, nessun comportamento sospetto. Le è stato permesso di andare.

Da lì in poi il racconto si è arricchito di dettagli. Qualcuno l’ha vista fotografare bambini fuori dal centro commerciale Conca d’Oro, qualcun altro l’ha segnalata nei pressi della scuola Falcone allo Zen. In quest’ultimo luogo la situazione è degenerata: solo l’intervento tempestivo dei carabinieri, che hanno portato la donna in sicurezza, ha evitato che la folla la aggredisse fisicamente. Non mancavano minacce di morte e promesse di vendetta.
Una giornata intera consumata nell’angoscia collettiva, alimentata dal nulla. E al termine di tutto, una donna fragile rischiata di essere linciata per qualcosa che non aveva fatto.



