Mafia e pizzo nei cantieri, arresti a Palermo: “Pagate per Cosa Nostra”, I NOMI degli arrestati

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Nuovo colpo al cuore del mandamento mafioso di Santa Maria di Gesù. La Squadra Mobile di Palermo, nell’ambito di un’operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, ha eseguito il fermo di Giuseppe “Pippo” Vernengo (64 anni) e del figlio Giusto (47 anni). Entrambi sono accusati di estorsione e violenza privata, reati pesantemente aggravati dall’utilizzo del metodo mafioso.

L’indagine è scaturita dal coraggio di un imprenditore edile, che ha deciso di ribellarsi alle pesanti pressioni subite. L’uomo, impegnato in un progetto immobiliare a Palermo, è finito nel mirino dei Vernengo che, attraverso minacce e vessazioni estese anche ai suoi familiari, pretendevano il pagamento della cosiddetta “messa a posto”. Gli indagati avrebbero agito richiamando esplicitamente l’autorità di Cosa Nostra per piegare la volontà della vittima, ma la risposta della Polizia è stata tempestiva, chiudendo il cerchio in poche settimane

Il nome di Giuseppe Vernengo evoca capitoli già noti della cronaca giudiziaria cittadina. Già nel 2010, l’uomo fu coinvolto nell’operazione “Folgore”, che svelò un fitto intreccio di spaccio di stupefacenti tra i locali della “Palermo bene”, sebbene in sede processuale l’accusa di associazione a delinquere non resse.

Ancor più pesante è l’ombra familiare che grava sul clan: Giuseppe è infatti cugino di Cosimo Vernengo (figlio dello storico boss del Maxi Processo, Pietro). Cosimo è stato precedentemente condannato per un vasto giro di riciclaggio di denaro sporco, provento dei traffici illeciti di Cosa Nostra e reinvestito in attività legali: dai distributori di carburante in viale Regione Siciliana e via dell’Olimpo, fino a celebri pub e caffetterie tra la Vucciria e il centro storico.

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