
Proprio nei giorni in cui il mondo si ferma per ricordare l’Olocausto, a Palermo la Polizia di Stato ha assestato un colpo alla diffusione dell’odio razziale online. Un’operazione della Digos, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), ha portato a perquisizioni mirate contro due palermitani, considerati insospettabili, accusati di aver alimentato l’antisemitismo sui social network.
L’inchiesta è scattata in seguito al monitoraggio costante della rete, dove erano apparsi diversi post su X (ex Twitter) contenenti minacce e insulti rivolti alla comunità ebraica. Gli investigatori, seguendo le tracce digitali, sono arrivati alle abitazioni dei due indagati nella provincia di Palermo. Durante i blitz sono stati sequestrati smartphone, computer e materiale informatico ora al vaglio degli esperti.
Dalle prime analisi è emerso un quadro inquietante: uno dei due soggetti era attivamente inserito in gruppi Telegram di estrema destra, circuiti chiusi dove l’ideologia discriminatoria veniva alimentata quotidianamente.
Un dettaglio singolare emerge dalle analisi forensi sugli smartphone sequestrati: gli indagati non agivano d’impulso, ma con la precisa consapevolezza di violare la legge. Dalla cronologia di un account è emerso che gli indagati interrogavano l’intelligenza artificiale di WhatsApp per verificare se le espressioni d’odio che intendevano pubblicare potessero configurare un reato.
Un tentativo di “aggirare” i filtri legali che non è bastato a fermare la Polizia. I due sono adesso indagati per propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, con l’aggravante della minaccia.



