A rischio la raccolta delle olive per pochi migranti e reddito di cittadinanza

Nel Belice su 4000 operai, solo il 10% ha dato la propria disponibilità a lavorare

Non si trovano operai disposti a raccogliere le olive. Arriva l’allarme in vista dell’apertura della campagna di raccolta 2020. Il Covid e il reddito di cittadinanza hanno causato una “moria” di manovalanza che preoccupa non poco gli imprenditori agricoli siciliani. L’allarme arriva in particolare dalle zone del Belice.

Su 4000 operai, solo il 10% ha dato la propria disponibilità a lavorare. Così le olive rischiano di restare sugli alberi a causa della mancata disponibilità e della mancanza di manodopera. La questione viene posta proprio nel corso di una annata che si preannuncia ricca e di qualità.

Peccato che pochi sono i raccoglitori di olive, fermati dalla mancata possibilità di venire in Italia a causa delle limitazioni del Covid e dal reddito di cittadinanza, se si pensa ai lavoratori italiani.

Come si legge sul Giornale di Sicilia,
Negli anni passati ,il problema veniva risolto con l’arrivo dei lavoratori extra comunitari, che venivano alloggiati in strutture, gestite con l’aiuto della Croce Rossa e della Prefettura.

Nel Belive so sono Intanto 18 mila ettari di uliveti che rischiano di essere abbandonati per mancanza di manodo. A tutto questo si aggiunge che la situazione pandemica attuale non consentirebbe di ospitare, se non in maniera molto controllata, gli stagionali in strutture spesso molto carenti dal punto di vista igienico sanitario.

“Gli imprenditori si mobilitino e siano parte attiva nell’accoglienza dei migranti i quali, stagionalmente, giungono nel nostro territorio – ha aggiunto Felice Crescente, capo dell’Ispettorato agrario di Trapani – per garantire la loro forza lavoro indispensabile per assicurare la raccolta delle olive. Già l’anno scorso, grazie al nostro impegno e lavoro direttamente sul campo, abbiamo reso possibile la regolarizzazione di oltre 1.400 posizioni lavorative di stagionali impegnati nella raccolta delle olive. Il nostro territorio non può prescindere dalla forza lavoro dei migranti che hanno tutto il diritto di avere garantito un alloggio dignitoso e rispettoso”.