Corruzione, Cuffaro chiede il patteggiamento: 3 anni la pena proposta al giudice
Palermo – Si è aperta al Palazzo di giustizia di Palermo l’udienza preliminare del procedimento che vede imputati Totò Cuffaro, ex presidente della Regione Siciliana, insieme a manager e collaboratori a lui vicini. Fin dalle prime battute dell’udienza, gli avvocati difensori di Cuffaro, Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano, hanno depositato un’istanza di patteggiamento: la pena richiesta “su accordo delle parti” è pari a tre anni, con l’applicazione di lavori sostitutivi per la quota residua da espiare. La decisione finale spetta ora alla giudice dell’udienza preliminare Ermelinda Marfia, che potrebbe scegliere di stralciare la posizione dell’ex governatore dal resto del procedimento. Il verdetto è atteso per il 15 maggio prossimo.
I precedenti: una condanna già scontata e cinque mesi ai domiciliari
Per Cuffaro non è la prima volta davanti ai giudici palermitani. L’ex leader della Democrazia Cristiana ha già scontato in larga parte una precedente condanna a sette anni di reclusione, inflittagli in un altro processo per favoreggiamento e rivelazione di segreto, entrambi aggravati dall’agevolazione a Cosa nostra. Attualmente si trova agli arresti domiciliari da cinque mesi, nell’ambito del nuovo procedimento in cui la Procura di Palermo contesta a suo carico i reati di corruzione e traffico di influenze.
Nove richieste di rinvio a giudizio: gli altri imputati e le accuse
Complessivamente sono nove le richieste di rinvio a giudizio formulate dalla Procura. Oltre a Cuffaro, rispondono di corruzione altri sette imputati. Tra questi figurano Roberto Colletti, ex direttore generale dell’azienda ospedaliera Villa Sofia Cervello — anch’egli ai domiciliari — il primario del Trauma Center di Villa Sofia, Antonio Iacono, e Vito Raso, storico autista e collaboratore dell’ex governatore. Al centro di questa parte del procedimento c’è il presunto aggiustamento di un concorso per la stabilizzazione di quindici operatori sociosanitari: secondo l’accusa, Colletti avrebbe pilotato la selezione d’intesa con Iacono, presidente della commissione esaminatrice, ricevendo in cambio l’appoggio di Cuffaro per la sua nomina a manager. La difesa di Colletti respinge questa ricostruzione, sottolineando che il manager «aveva tutte le carte in regola, essendo inserito nella lista dei manager da cui attingere per ricoprire l’incarico» e che «alla fine non ottenne la conferma all’ospedale Civico, ma fu nominato a Villa Sofia Cervello».

Il filone degli appalti Asp di Siracusa: traffico di influenze nel mirino
Un secondo filone investigativo riguarda gli appalti per i servizi di lavanderia e ausiliariato dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Siracusa. In questo caso l’ipotesi di reato è il traffico di influenze e coinvolge alcuni ex dipendenti e collaboratori di una ditta: Mauro Marchese, Marco Dammone e Ferdinando Aiello, quest’ultimo già orientato verso il rito abbreviato. Al gruppo si è aggiunto Roberto Spotti, indicato come legale rappresentante della società, e Sergio Mazzola, originario di Belmonte Mezzagno e titolare della Euroservice. Il pubblico ministero titolare dell’accusa è Claudio Camilleri.
Villa Sofia-Cervello ammessa come parte civile, respinte le associazioni dei consumatori
Nel corso dell’udienza la giudice Marfia ha accolto l’istanza, presentata dall’avvocato Giuseppe Gerbino, di costituzione di parte civile dell’azienda ospedaliera Ospedali riuniti Villa Sofia-Cervello, ammessa a procedere contro gli ex manager Colletti e Iacono. Respinta invece la richiesta avanzata dall’associazione consumatori Adusbef e dall’Associazione per la giustizia giusta, che intendevano costituirsi parte civile contro tutti gli imputati del procedimento.