Missili balistici iraniani oltre i 4.000 km: Sigonella, Birgi e Niscemi nel raggio d’azione

Missili iraniani a 4.500 km: Sigonella, Birgi e il Muos di Niscemi entrano nel raggio d'azione dopo l'attacco a Diego Garcia.
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L’attacco iraniano all’alba contro la base anglo-americana di Diego Garcia, atollo sperduto nell’Oceano Indiano a circa 4.000 chilometri dai confini di Teheran, ha fatto saltare in aria una delle poche certezze su cui si reggeva la sicurezza europea: quella del fattore distanza. Due missili balistici sono stati lanciati contro l’installazione strategica statunitense e britannica. Uno è precipitato durante il volo, l’altro è stato abbattuto da un cacciatorpediniere americano. Ma il messaggio è arrivato forte e chiaro: l’Iran può colpire molto più lontano di quanto si credesse.

Fino a ieri, i vertici dei Pasdaran dichiaravano apertamente che la portata massima del proprio arsenale non superava i 2.000 chilometri. Oggi, le tracce rilevate sui radar nei cieli sopra Diego Garcia dimostrano che quella soglia è stata abbondantemente superata, probabilmente grazie all’adattamento di vettori del programma spaziale civile iraniano, come il razzo Simorgh. La gittata reale si avvicina ai 4.000-4.500 chilometri: un salto tecnologico e strategico che ridisegna completamente la mappa del rischio in Europa e nel Mediterraneo.

Roma e la Sicilia entrano nel raggio d’azione

Le conseguenze per l’Italia sono immediate e concrete. Tra Teheran e Roma la distanza in linea d’aria è di circa 3.420 chilometri: con la capacità dimostrata nelle ultime ore, la capitale italiana rientra formalmente nell’area raggiungibile da un missile balistico iraniano. Ma è la Sicilia a trovarsi nel punto più delicato di questo nuovo scenario, perché sull’isola sorgono tre installazioni militari americane che non sono semplici basi di retrovia: sono strutture pienamente operative e profondamente integrate nella catena di comando che sta conducendo i bombardamenti contro l’Iran.

La prima è NAS Sigonella, nel catanese, già da giorni sotto massima allerta: recenti blocchi ai varchi per allarmi bomba e un irrigidimento delle misure di sicurezza testimoniano la consapevolezza del rischio. Da Sigonella decollano con regolarità i droni MQ-4C Triton, velivoli in grado di restare in volo per oltre 24 ore, che spingono le loro rotte di sorveglianza fino alla costa iraniana e all’isola di Kharg, il terminal petrolifero da cui transita il 90% delle esportazioni di greggio di Teheran. Sigonella è un hub inter-teatro: senza di essa, buona parte dell’intelligence che alimenta le operazioni militari in Medio Oriente semplicemente non esisterebbe.

La seconda è la base aerea di Birgi, nel trapanese, anch’essa inserita nel dispositivo NATO nel Mediterraneo e parte integrante del sistema di proiezione aerea che sorregge le operazioni nell’area.

La terza, e forse la più strategicamente sensibile di tutte, è il MUOS di Niscemi, in provincia di Caltanissetta. Qui sorge uno dei soli quattro terminali terrestri al mondo del sistema di telecomunicazioni satellitari MUOS della US Navy. Non è un’installazione simbolica: da Niscemi transitano le comunicazioni che sincronizzano i bombardamenti in Medio Oriente, che guidano i missili sui bersagli in Iran, che forniscono dati in tempo reale ai droni in teatro. Attraverso il sistema ISABPS, la base è in grado persino di trasmettere ordini di lancio ai sottomarini nucleari americani in navigazione. Eliminare Niscemi significherebbe “accecare” l’intera offensiva statunitense nella regione: per questo motivo rappresenta, da un punto di vista strettamente militare, un obiettivo di valore incalcolabile.

Lo scudo NATO: cosa ci difende (e cosa no)

L’Europa non è indifesa. A proteggere il continente dai missili balistici a media gittata esiste una rete articolata di sistemi anti-missile: radar e batterie difensive in Turchia, il sistema Aegis Ashore in Romania, e numerose unità navali statunitensi e alleate nel Mediterraneo equipaggiate con interceptor SM-3. Questi missili, integrati nel sistema di combattimento Aegis presente sulle navi e nelle installazioni a terra, sono progettati per intercettare e distruggere le minacce balistiche al di fuori dell’atmosfera terrestre, senza cariche esplosive ma per semplice impatto cinetico. A completare lo scudo ci sono i sistemi THAAD e Patriot PAC-3, pensati per abbattere eventuali missili sfuggiti all’intercettazione nella fase terminale della discesa.

Detto questo, il rischio zero non esiste. E soprattutto, la dimostrazione di questa notte ha reso evidente che le analisi precedenti sui limiti dell’arsenale iraniano erano sbagliate. Se si sbagliava sulla gittata, ci si può sbagliare anche su altri parametri: la velocità, la manovrabilità, la capacità di saturare i sistemi difensivi con lanci multipli e simultanei.

La Sicilia, da retrovia a prima linea

Ciò che emerge con chiarezza dall’attacco a Diego Garcia è che Sigonella, Birgi e il Muos di Niscemi non sono più, nemmeno teoricamente, installazioni al riparo dalla minaccia. Sono co-protagoniste operative di un conflitto in corso, e la loro distanza geografica da Teheran non le mette al sicuro come si credeva fino a ieri. Per i siciliani che vivono accanto a queste basi, e per le istituzioni che ne sono responsabili, si apre una riflessione nuova, scomoda e non più rinviabile.

 

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