Una violenta esplosione ha colpito la metaniera russa Arctic Metagaz nel pomeriggio del 3 marzo 2026, nelle acque del Mediterraneo centrale, a poca distanza da Malta e non lontano dalle coste siciliane. L’imbarcazione è stata rapidamente avvolta dalle fiamme, ma l’intero equipaggio — trenta marinai di nazionalità russa — è riuscito a mettersi in salvo a bordo di una scialuppa di salvataggio, prima di essere recuperato dalle autorità competenti.
La nave aveva lanciato un segnale di soccorso prima di essere individuata nella zona SAR (Search and Rescue) di giurisdizione libica, stando a quanto riferito da fonti della sicurezza marittima citate dall’agenzia Reuters. L’intervento dei soccorritori ha consentito di trarre in salvo tutti i membri dell’equipaggio senza vittime.
Il governo di Mosca ha immediatamente puntato il dito contro l’Ucraina, sostenendo che la gasiera sarebbe stata deliberatamente colpita da droni navali ucraini decollati dal territorio libico. Tuttavia, nessuna prova concreta è stata resa pubblica a supporto di questa ricostruzione, e da Kiev non è giunta alcuna rivendicazione ufficiale dell’accaduto.

Secondo alcune fonti citate dalle agenzie internazionali, l’attacco potrebbe essere stato pianificato e mirato: l’*Arctic Metagaz* era infatti inserita nelle liste delle sanzioni imposte da Stati Uniti e Regno Unito. I dati di tracciamento navale confermano che la nave si trovava in acque internazionali nei pressi di Malta, al termine di un viaggio partito dall’Artico russo con destinazione Port Said, in Egitto.
Il gestore della nave, la società russa LLC SMP Techmanagement, così come il colosso del gas naturale liquefatto Novatek e il ministero dei Trasporti russo non hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali nelle ore successive all’incidente.



