Ariele muore a 11 anni a Palermo, strazio dei medici e della mamma, “Non siamo no vax”

La piccola Ariele ha lottato per 16 giorni nel reparto di Terapia intensiva dell’Ospedale dei bambini “Di Cristina” di Palermo

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Ariele è la bambina morta ieri a Palermo all’ospedale dei bambini. Dopo 16 giorni di ricovero e cure purtroppo per la piccola, solo 11 anni, non c’è stato nulla da fare. Il suo cuore ha smesso di battere alle 13  con grande sconforto dei medici che hanno messo cuore e anima per cercare di salvarla.

Tanto dolore a Palermo per la morte della piccola

Il corpo della piccola ora è in una piccola bara bianca, all’interno dell’obitorio dell’ospedale. L’accesso è vietato a causa delle restrizioni. Tanto è il dolore a Palermo per la scomparsa della piccola, uccida da una infezione da variante Delta. La piccola soffriva già di una malattia rara congenita e il Covid non le ha dato scampo. Il contagio dopo che una sorella è giunta da un viaggio in Spagna.

Il triste racconto dei medici che l’hanno curata

Sono i medici dell’ospedale che spiegano la vicenda con commozione e dolore. “Sebbene la criticità della situazione era apparsa, da diversi giorni, in tutta la sua gravità questa morte ci colpisce forse più delle altre. L’infezione da Sars Co2 nella variante Delta ha definitivamente destabilizzato il precario equilibrio organico di una paziente che da anni soffriva di una patologia rara e congenita”. Lo ha detto il direttore sanitario dell’azienda ospedaliera Civico Salvatore Requirez.

“Era diventata una di famiglia”

“La Direzione Strategica dell’Arnas Civico è, con sentito cordoglio, vicina ai genitori della piccola che per anni sono stati in prima linea nella difesa dei diritti delle associazioni e dei malati per gli interessi dei quali si battevano – aggiunge Requirez – Ma offre anche solidarietà e ringraziamento quanti tra medici, infermieri e operatori sanitari tutti si sono prodigati, in tutti questi anni, nell’assistenza alla piccola, sia a livello ambulatoriale che in reparto di ricovero, divenuta, nel tempo una persona di famiglia. Molti di loro, domani, chiudendo per sempre la sua cartella clinica, il suo diario ambulatoriale, leggeranno quel nome con commozione. Non sarà facile dimenticarlo. Anche quando quelle carte passeranno in archivio. Perché è il simbolo agghiacciante dell’atrocità di una malattia che non ha pietà di colpire le persone più deboli e indifese”.

La mamma, “Non abbiamo nemmeno potuto accarezzarla”

La piccola Ariele ha lottato per 16 giorni nel reparto di Terapia intensiva dell’Ospedale dei bambini “Di Cristina” di Palermo, ma alla fine è morta ieri di Covid a soli 11 anni. Era positiva alla variante Delta, contagiata dalla sorella di 16 anni di ritorno da un viaggio d’istruzione in Spagna. La bara bianca è ancora nell’obitorio: nessuno può entrare per le norme anti Covid. “Non abbiamo nemmeno potuto accarezzarla”, racconta la madre distrutta dal dolore.

“Non chiamateci no vax”

Intanto è toccante anche il racconto della mamma di Ariele che trova la forza per raccontare il dramma familiare. In un’intervista a Repubblica respinge le accuse di chi li aveva definiti nei giorni scorsi come genitori no vax. “Basta strumentalizzazioni sulla morte di nostra figlia. Non siamo no vax. Abbiamo solo perso tempo a vaccinarci. Volevamo capire meglio, dopo le notizie contraddittorie su AstraZeneca. Poi Ariele era stata male, come accadeva ciclicamente, e avevamo posticipato per assisterla. Ma ci stavamo organizzando per vaccinarci tutti. Le altre mie figlie più grandi, del resto, hanno sempre fatto i vaccini pediatrici consigliati. Ariele non poteva a causa della sua patologia”.

Il contagio dopo una crociera in Spagna

“Per un anno e mezzo siamo stati barricati a casa, per salvaguardare Ariele. A giugno – racconta mamma Rosalinda a Repubblica – ci ha contattati la scuola di un’altra delle mie figlie, proponendo per lei una crociera d’istruzione nel Mediterraneo dal 30 giugno al 7 luglio. Eravamo perplessi, ma ci siamo lasciati convincere dal fatto che il governo aveva autorizzato i viaggi e riaperto tutte le attività. La compagnia di navigazione ci aveva assicurato che avrebbero fatto il tampone sia in partenza che all’arrivo. E invece allo sbarco nessuno screening è stato eseguito”.

Sedici giorni di cure e speranza

“Dopo due giorni dal rientro, mia figlia ha cominciato ad avere la febbre. Sono venuti a fare il tampone: le mie figlie sono risultate tutte positive, io e mio marito siamo stati sempre negativi. L’11 luglio Ariele è crollata ed è stata intubata”. Sono trascorsi 16 giorni dall’entrata in ospedale. Sedici giorni di lotta e speranza che ieri si è infanta.

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