Lockdown a Natale non è escluso, Conte: “Dati preoccupanti”

L'idea di trascorrere le vacanze di Natale chiusi in casa sarebbe più che una ipotesi

Un lockdown a Natale. Una ipotesi molto concreta per tanti esperti e anche il presidente del Consiglio Conte oggi ha annunciato misure forti se i contagi dovessero aumentare ancora con l’attuale trend.

L’idea di trascorrere le vacanze di Natale chiusi in casa sarebbe più che una ipotesi quindi. Già molti stati europei stanno iniziando a programmare i propri lockdown a fine dicembre per “resettare” i contagi e dare un colpo alla pandemia. Si rinnova quindi il timore di un nuovo possible lockdown a Natale come quello vissuto nei primi mesi del 2020.

Per l’esperto Crisanti, un lockdown a Natale sarebbe “nell’ordine delle cose”.
Oggi il virologo dell’Università di Padova Andrea Crisanti, ha avanzato questa ipotesi. «Credo che un lockdown a Natale sia nell’ordine delle cose», ha detto Crisanti a RaiNews24. «Si potrebbe resettare il sistema, abbassare la trasmissione del virus e aumentare il contact tracing. Così come siamo il sistema è saturo».

Ma cosa dice il premier Conte su un possibile lockdown? Secondo il presidente del consiglio, potrebberoro essere necessari lockdown regionali. «Io non faccio previsioni per Natale, io faccio previsioni delle misure più idonee, adeguate e sostenibili per prevenire un lockdown», ha detto il premier. Che ha però sottolineato come a determinare la necessità di misure restrittive più dure sarà «il comportamento di tutta la comunità nazionale: questa è una partita in cui vinciamo o perdiamo tutti».

Secondo Conte restrizioni più dure potrebbero essere prese dalle Regioni: «Abbiamo predisposto la possibilità per i presidenti di introdurre misure restrittive non appena se ne presentasse la necessità, per quelle di allentamento occorre invece un’intesa con il ministro della Salute».

Conte ha però spiegato come l’andamento della curva dei contagi sia ormai innegabilmente preoccupante. «È la ragione per cui, peraltro, abbiamo adottato delle misure restrittive (il nuovo dpcm, con le misure su bar, ristoranti, locali, smart working e feste private e, ancor prima, il decreto che ha reintrodotto l’obbligo di mascherine in tutto il territorio nazionale, ndr). Non ci ha fatto affatto piacere ma dobbiamo rispettare queste regole. Se cresce il numero dei contagiati e delle persone che sono negli ospedali, e in particolare nelle terapie intensive, andremo di nuovo in difficoltà». In questo momento, le terapie intensive non appaiono sotto una pressione eccessiva — qui i dati, aggiornati a tre giorni fa — ma in Lombardia, ad esempio, il capo dell’Unità di crisi delle Terapie intensive, il professor Pesenti, ha già fornito la disponibilità a riaprire, in caso di bisogno, l’ospedale in Fiera.