Si chiude il Processo Black Cat. Duro colpo alla mafia da parte della prima sezione penale d’Appello di Palermo che ha confermato quanto era stato disposto nell’ambito del processo contro la cosa nostra di Termini Imerese, San Mauro Castelverde e Trabia. Sommati fanno oltre tre secoli e mezzo gli anni di carcere inflitti a boss s gregari.

ABBADESSA-Salvatore-T.I.-25.02.1962

Eccetto qualche assoluzione parziale e in alcuni casi il riconoscimento della continuazione con precedenti condanne, in Appello la sentenza emessa in primo grado con l’abbreviato il 20 dicembre 2017 ha retto. I giudici della prima sezione della Corte d’Appello hanno infatti accolto le richieste del pg e hanno inflitto tre secoli e mezzo di carcere, senza grandissime differenze rispetto ai 363 anni sanciti in precedenza.

Per due dei 42 imputati, Saverio Maranto (difeso dall’avvocato Rosanna Vella) e Giuseppe Vitanza, il verdetto è stato ribaltato in senso positivo. Sono passati da condanne che rispettivamente erano state di 11 anni e mezzo e di 4 anni e 2 mesi ad assoluzioni piene. Maranto è anche tornato in libertà. Per altri due, invece, la sentenza è stata ribaltata in modo opposto: Salvatore Abbadessa, che era stato assolto, ieri è stato condannato a 11 anni ed è stato pure arrestato, mentre Michele Serraino, anche lui scagionato dal gup, ora è stato condannato a 4 anni.

Il processo nasce dall’operazione Black Cat, portata a termine il 31 maggio 2016 dai carabinieri di Termini Imerese e coordinata dall’aggiunto Leonardo Agueci (oggi in pensione) e dai pm Sergio Demontis, Ennio Petrigni (adesso entrambi aggiunti), Bruno Brucoli e Gaspare Spedale. In primo grado erano arrivate 39 condanne e 13 assoluzioni, che sono in parte sono state impugnate. La Corte d’Appello ha confermato 23 condanne, concesso in 13 casi lievi sconti di pena, anche per il riconoscimento della continuazione, che per altri 2 imputati ha però significato un aumento del tempo da trascorrere in cella.

I giudici hanno anche confermato quasi mezzo milione di provvisionali (470 mila euro per l’esattezza) a 23 Comuni, all’ex sindaco di Cerda, Andrea Mendola, che in seguito a una serie di attentati incendiari era stato costretto a dimettersi, a 4 vittime di estorsione e a diverse associazioni antiracket, che si erano costituiti parte civile.

Disposta infine la trasmissione degli atti per vagliare l’ipotesi di falsa testimonianza per Francesco Bonomo, Giuseppe Di Fede, Pietro Baratta, Salvatore Giummarra e Liborio Salvatore Cutrona.

Il «signurinu», ovvero il capo del mandamento di Trabia, Diego Rinella, è proprio uno di quelli che con la continuazione si è ritrovato con una pena più alta rispetto al primo grado: da 16 anni e mezzo a 17 anni e 8 mesi; confermati 13 anni, invece, per il suo presunto braccio destro, Michele Modica, così come è stata confermata la pena per Francesco Bonomo (11 anni, 9 mesi e 10 giorni), genero del boss Peppino Farinella e suo successore alla guida del mandamento di San Mauro. Aumento, sempre per via della continuazione, per il capo del clan di Termini Imerese, Giuseppe Libreri, passato da 11 anni e mezzo a 13 anni, 10 mesi e 20 giorni, mentre sono stati confermati 11 anni e 4 mesi al suo fedelissimo, Salvatore Palmisano.

L’imputato che in primo grado aveva avuto la pena più pesante (18 anni e 9 mesi), Antonio Giovanni Maranto, ha ottenuto una riduzione ed è così passato a 14 anni e 11 mesi. Una riduzione sostanziosa l’ha ottenuta anche il pentito Massimiliano Restivo, da 9 anni e mezzo a 4 anni e 10 mesi, mentre lievi sconti sono stati concessi a Gandolfo Maria Interbartolo (da 14 anni e 9 mesi a 14 anni 4 mesi e 20 giorni), ad Antonio Maria Scola (da 13 anni e 5 mesi a 11 anni 9 mesi e 10 giorni), a Stefano Contino (da 13 anni e un mese a 12 anni e 8 mesi), ad Angelo Schittino (da 10 anni e 4 mesi a 8 anni, 2 mesi e 20 giorni), a Vincenzo Civiletto (da 9 anni e 2 mesi a 9 anni), a Silvio Napolitano (da 6 anni a 5 anni e 4 mesi), a Vincenzo Sparacio (da 11 a 10 anni), a Vincenzo Vassallo (da 11 a 9 anni), a Pietro Termini (da 5 anni a 4 anni e 4 mesi: i giudici hanno disposto pure la scarcerazione, se non detenuto per altro). Una variazione anche per Filippo Giovanni Colletti, grazie alla continuazione, che ha fatto salire la pena complessiva da 11 a 13 anni.

Per tutti gli altri imputati la sentenza è stata confermata: in primo luogo l’assoluzione di Francesco Lombardo (che era stata impugnata dal pg), poi le condanne di Antonino Vallelunga (10 anni e 3 mesi), Giuseppe Ingrao (9 anni), Ciro Guarino (3 anni), Vincenzo Medica (8 anni e 8 mesi), Giacomo Li Destri (9 anni e un mese), Salvatore Schittino (6 anni), Raimondo Virone (8 anni e 8 mesi), Mario D’Amico (8 anni e 10 mesi), Gaetano Giovanni Muscarella (9 anni e un mese), Salvatore Sampognaro (8 anni e 8 mesi), Diego Guzzino (8 anni e 8 mesi), Antonino Fardella (9 anni e 4 mesi), Giuseppe Rio (4 anni e 2 mesi), Vincenzo Calderaro (5 anni e 4 mesi), Francesco Cerniglia (6 anni), Santo Bonomo (8 anni), Mariano Parisi (11 anni), Giuseppe Scaduto (6 anni), Antonino Teresi (6 anni) e Antonino Giuliano (2 anni).

Confermati anche i risarcimenti alle parti civili. Prima di tutto 140 mila euro all’ex sindaco di Cerda, Mendola (difeso dagli avvocati Salvino Caputo e Francesca Fucaloro) e complessivamente 75 mila euro a 4 vittime di estorsione, e poi 10 mila euro ciascuno ai Comuni di Alimena, Cefalù, Gangi, Geraci Siculo, Gratteri, Isnello, Petralia Sottana, Pollina Scillato, Collesano, Lascari, Campofelice di Roccella, Castellana Sicula, Polizzi Generosa, San Mauro Castelverde, Aliminusa, Casteldaccia, Sclafani Bagni, Caccamo, Caltavuturo, Cerda, Termini Imerese e Trabia, tutti rappresentati dall’avvocato Ettore Barcellona. Cinquemila euro a testa per Addiopizzo (che ha accompagnato alla denuncia alcuni imprenditori), Centro Pio La Torre, Sos Impresa, Confesercenti e Confcommercio Palermo (assistiti, tra gli altri, dagli avvocati Francesco Cutraro e Salvo Caradonna). (*SAFI*)

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