Da stamattina, 14 aprile 2026, la Sicilia è al centro di una protesta che potrebbe presto estendersi all’intera penisola. Il Comitato Trasportatori Siciliani ha dato il via a quattro giorni di mobilitazione — fino al 18 aprile — con il blocco delle operazioni di movimentazione merci nei porti commerciali dell’isola. Niente blocchi stradali, ma le conseguenze si faranno sentire eccome: la grande distribuzione organizzata è già in allerta e gli scaffali di supermercati e centri commerciali potrebbero svuotarsi nei prossimi giorni.
L’adesione è altissima, intorno al 90% degli operatori. Il motivo della protesta è uno solo: il caro carburante, che sta erodendo i margini delle imprese di trasporto su strada fino a renderle insostenibili. A farne le spese, alla fine, sono consumatori e produttori.
La Sicilia apripista, ma il blocco rischia di diventare nazionale
Quello che inizia oggi nell’isola potrebbe essere solo la prima fiammata. Unatras, il coordinamento unitario delle associazioni nazionali di settore, ha chiarito che l’intera categoria è orientata verso la sospensione dei servizi su scala nazionale. La decisione definitiva arriverà entro venerdì 17 aprile, data entro la quale potrebbero scattare le procedure formali per il blocco.

Le imprese — medie e piccole — puntano il dito contro quello che definiscono un disinteresse sistematico da parte del Governo. Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha parlato di «decisioni a favore del settore», ma Unatras smentisce: nessun provvedimento concreto sarebbe ancora arrivato. E intanto i costi continuano a salire.
Ad aggravare il quadro, anche le denunce del Codacons: mentre i trasportatori perdono, alcuni operatori e lo stesso erario incassano di più grazie a dinamiche speculative sui prezzi dei carburanti. «È desolante», scrive Unatras nella sua nota, «la scarsa responsabilità da parte della committenza, che sfrutta la situazione di difficoltà per incrementare i propri profitti». Una spirale che, secondo il presidente Fai Paolo Uggè, «rischia ora di ricadere sull’intero Paese».
A Palazzo d’Orléans si cercano le prime risposte
Nella giornata di ieri, Palazzo d’Orléans è stato teatro di un incontro urgente convocato dal presidente della Regione Siciliana Renato Schifani. Attorno al tavolo l’assessore alle Infrastrutture Alessandro Aricò, il presidente di Irfis Giulio Guagliano, il capo di gabinetto Salvatore Sammartano e l’esperta di trasporti Simona Vicari.
Al centro del confronto: i costi insostenibili del traghettamento commerciale, in particolare lungo lo Stretto di Messina sulla tratta Messina–Villa San Giovanni. Sarebbero state annunciate misure immediate a sostegno delle imprese, che potrebbero estendersi anche ad altre rotte marittime da e verso la Sicilia. I rincari, del resto, non restano confinati ai bilanci aziendali: si trasferiscono inevitabilmente sui prezzi al consumo, e i siciliani lo sanno bene.



