C’è qualcosa di affascinante nella notte. Le luci della città che si riflettono sull’asfalto bagnato, la luna che illumina un paesaggio silenzioso. Fotografare tutto questo senza ricorrere al flash è una delle esperienze più gratificanti che un fotografo possa vivere. Perché la luce, di notte, è poca. E quella poca va cercata e capita con attenzione.
Come dovrebbe agire, quindi, chi vuole imparare a scattare al buio, sfruttando al massimo le possibilità offerte dalla fotocamera? Ci sono diversi accorgimenti pratici che possono permettere di realizzare un’immagine in grado di raccontare davvero la notte.
Scegliere l’attrezzatura giusta
Il primo passo riguarda la scelta del corpo macchina. È chiaro che non tutti i sensori si comportano allo stesso modo quando la luce scarseggia. I sensori più grandi (quelli full frame) catturano più luce per singolo pixel e questo porta ad ottenere file più puliti anche a ISO elevati. Se stai valutando un aggiornamento del tuo kit, qui puoi trovare le migliori mirrorless full frame attualmente disponibili sul mercato.

Un sensore full frame da 24×36 mm, rispetto a un APS-C, offre circa il doppio della superficie di raccolta della luce. In termini pratici, significa poter spingere la sensibilità ISO a 3200, 6400 o persino 12800 mantenendo un rumore digitale accettabile. Certo, anche le APS-C di ultima generazione se la cavano bene, ma chi scatta regolarmente di notte nota la differenza.
L’obiettivo: più è luminoso, meglio è
Quindi, il corpo macchina è la base del sistema, ma l’obiettivo è il suo occhio. E di notte quell’occhio deve essere il più aperto possibile. Un’ottica con apertura massima f/1.4 o f/1.8 lascia entrare una quantità di luce molto più grande rispetto a un tipico zoom f/3.5-5.6.
Si può fare, a questo proposito, un esempio concreto. A parità di ISO e tempo di scatto, passare da f/4 a f/1.4 equivale a guadagnare circa tre stop di luce. Tre stop che possono portare alla differenza tra un tempo di posa di 2 secondi e uno di 1/15, cioè tra uno scatto che richiede il treppiede e uno che si può tentare a mano libera.
I 35 mm f/1.4 e i 50 mm f/1.8 restano le scelte più amate dai fotografi notturni, per il buon rapporto tra luminosità, ingombro e prezzo.
ISO, tempo di posa e apertura
Di giorno si può essere pigri con le impostazioni, ma di notte questo non è possibile. La sensibilità ISO va alzata inevitabilmente. Il punto è capire fino a dove spingersi senza rovinare troppo l’immagine. Con una fotocamera recente, restare sotto ISO 6400 è una buona regola di partenza. Oltre quella soglia, il rumore, soprattutto nelle zone d’ombra, inizia a farsi evidente.
Il tempo di posa dipende dal soggetto. Per una scena statica, con la fotocamera su treppiede, si possono usare esposizioni di diversi secondi o addirittura minuti. Per un soggetto in movimento, come una persona che cammina o un’auto che sfreccia, servono tempi più rapidi e quindi ISO più alti o aperture più generose. La famosa “regola del 500” torna utile per l’astrofotografia: dividendo 500 per la lunghezza focale si ottiene il tempo massimo di esposizione prima che le stelle inizino a trasformarsi in piccole strisce.
L’apertura, come detto, dovrebbe essere tenuta quanto più ampia è possibile. Attenzione, però: a tutta apertura la profondità di campo si riduce drasticamente e mettere a fuoco di notte, quando il sistema autofocus fatica, diventa un vero e proprio esercizio di pazienza.
La messa a fuoco
Parlando appunto di messa a fuoco, questo è il punto in cui molti scatti notturni falliscono. L’autofocus, anche quello più sofisticato, ha bisogno di contrasto per agganciare il soggetto. Al buio, quel contrasto spesso manca.
La soluzione più affidabile è passare alla messa a fuoco manuale. Attivando il live view con ingrandimento al 100%, è possibile regolare il fuoco su una stella luminosa, su una luce lontana o sul bordo di un edificio illuminato. Un piccolo trucco che richiede qualche secondo in più, ma che evita decine di scatti sfocati.



