PALERMO – Sabato si è tenuta la premiazione del Rose Day 2026 di Zonta presso l’Istituto Santa Lucia, in via Principe di Belmonte a Palermo. A ricevere il riconoscimento è stata la dott.ssa Eliana Gulotta, chirurgo plastico.
«È stato per me un grande onore ricevere il prestigioso Premio Internazionale Rose Day 2026 dell’Associazione Zonta International per la sezione Medicina. È un riconoscimento al mio impegno come chirurgo plastico donna che lavora per interpretare il complesso universo femminile nella sua continua ricerca di equilibrio tra estetica e benessere psicologico nelle varie fasi della vita, perché una donna “è sempre”, ma soprattutto nei momenti esistenziali più difficili legati a un grave evento patologico.
In riferimento a quest’ultima considerazione, da chirurgo e da ricercatrice mi sono occupata prevalentemente della prevenzione e della cura dei tumori della mammella. La ricostruzione mammaria dopo l’asportazione di un tumore non è soltanto un atto chirurgico. In quel momento, il corpo di una donna non è solo un corpo operato: è un corpo che ha attraversato paura, perdita, vulnerabilità. Il seno non è un semplice elemento anatomico: è simbolo di femminilità, maternità, sensualità, intimità.

Essere un chirurgo plastico che si occupa di ricostruzione mammaria significa muoversi su un confine delicatissimo tra tecnica e umanità, tra scienza e identità. Per una donna chirurgo, questo lavoro può assumere una risonanza ancora più intensa. Non perché la competenza dipenda dal genere, ma perché l’esperienza corporea e simbolica può essere vissuta con una prossimità diversa.
Nella ricostruzione mammaria si esprime una forma alta di medicina: non si tratta di inseguire un ideale estetico, ma di restituire continuità, dignità, possibilità di riconoscersi come donna nella propria integrità. Il ruolo di un chirurgo plastico donna in questo ambito è quello di accompagnare una rinascita. Non può cancellare la malattia, ma può contribuire a ricostruire un senso di completezza. E forse, in questo incontro tra chirurgo e fragilità umana, si realizza una delle forme più elevate di cura: quella che non guarisce solo il corpo, ma sostiene l’identità della donna.»



