Aereo spia italiano pattuglia il Mar Ionio da settimane: l’Italia è in allerta nel Mediterraneo

L'Italia alza le difese: aereo militare in pattuglia sullo Ionio ogni giorno da settimane. Il legame con la guerra in Iran.
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Il Medio Oriente brucia e l’Italia tiene gli occhi aperti. Da quando la tensione tra Iran e Stati Uniti ha raggiunto livelli mai visti negli ultimi anni, anche il nostro paese ha alzato il livello di guardia in modo significativo. E i segnali concreti non mancano.

Da circa tre settimane, un aereo militare italiano del 14° Stormo — l’E-550 CAEW, un sofisticato velivolo da sorveglianza elettronica — sorvola quotidianamente il Mar Ionio. La prima missione è stata tracciata il 4 marzo, guarda caso in coincidenza con l’avvio dell’operazione congiunta USA-Israele contro l’Iran, scattata il 28 febbraio. Le uscite durano tra le sette e le otto ore ciascuna, una frequenza e una continuità che, secondo gli esperti del blog di monitoraggio Italmiradar, non ha precedenti recenti. Tutti i movimenti sono stati ricostruiti attraverso dati pubblici, ma la loro portata non lascia spazio a molte interpretazioni.

Il motivo per cui si è scelto proprio lo Ionio non è casuale. Come spiega Italmiradar, quella posizione offre la linea di vista ideale verso il Mediterraneo orientale, permettendo al radar EL/W-2085 di estendere la propria copertura fino allo spazio aereo cipriota e oltre, senza interferire con la sovranità di altri paesi. A quella quota, il sistema può scambiare dati in tempo reale con le navi presenti nell’area, con i centri di comando a terra e, via satellite, con la catena di comando della NATO.

Che l’Italia abbia alzato le proprie difese lo ha confermato direttamente il Ministro della Difesa Guido Crosetto davanti al Parlamento: il livello di allerta è stato portato “al massimo degli ultimi anni”, con radar più potenti, intercettori pronti a decollare in tempi brevissimi e sistemi missilistici attivati.

Le ragioni di tanta attenzione sono molteplici. L’attacco iraniano alla base anglo-americana di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, ha aumentato la preoccupazione in tutta Europa. L’agenzia Mehr, vicina a Teheran, ha definito quel lancio “un passo significativo nel confronto con gli Stati Uniti”. Ma il punto è anche geografico: diverse capitali europee si trovano a meno di 4.000 chilometri dall’Iran, una distanza tutt’altro che rassicurante.

Nel frattempo, i fatti si sono accumulati. Cipro è stata colpita da un drone iraniano nei primi giorni di marzo. La base Singara in Iraq, dove opera personale militare italiano, è stata attaccata nella notte tra l’11 e il 12 marzo. L’isola greca di Creta ha alzato anch’essa il livello di difesa. E nelle acque vicine all’Italia è stata schierata prima la fregata ITS Federico Martinengo, poi sostituita dal cacciatorpediniere ITS Andrea Doria.

Uno scenario in rapida evoluzione, che l’Italia sta seguendo ora per ora.

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