Violenza sessuale e prostituzione minorile, chiesti oltre 17 anni per Francesco Pampa

Francesco Pampa è stato arrestato lo scorso gennaio assieme all'ex socio Massimiliano Vicari

La Procura di Palermo chiede una condanna a 17 anni e 4 mesi di carcere per Francesco Pampa, di Monreale, titolare della Vanity Models Management, accusato di aver fatto prostituire modelle minorenni. Il sostituto procuratore ha chiesto inoltre una condanna a 6 anni e 2 mesi per l’ex socio di Pampa, Massimiliano Vicari, e a 2 anni e 8 mesi per un presunto cliente, Filippo Giardi, anche lui monrealese.

Le indagini della Procura di Palermo

Francesco Pampa è stato arrestato lo scorso gennaio assieme all’ex socio Massimiliano Vicari, palermitano di 43 anni. L’accusa ipotizzata dagli inquirenti era di violenza sessuale nei confronti di minorenni e induzione alla prostituzione minorile.

L’arresto dei due manager aveva scatenato un grande trambusto mediatico ripreso anche da alcune trasmissioni televisive nazionali. I due imprenditori, attivi nel settore della moda, sono finiti in carcere dopo una indagine delle Mobile di Palermo coordinata dalla procura.

Il processo con il rito abbreviato

La requisitoria del processo, che si svolge in abbreviato, si è tenuta questa mattina, davanti al gup Rosario Di Gioia. A fine mese l’udienza con gli avvocati della difesa. Il rito abbreviato consentirà agli imputati di beneficiare dello sconto di un terzo della pena in caso di condanna.

L’inchiesta è stata coordinata dal procuratore aggiunto Annamaria Picozzi.
Francesco Pampa, di Monreale, è accusato di violenza sessuale nei confronti di minorenne, prostituzione minorile, induzione e favoreggiamento della prostituzione di maggiorenne. Massimiliano Vicari, Chiamato Max Vicari, palermitano 43, risponde di prostituzione minorile ed induzione e favoreggiamento della prostituzione di maggiorenne.

Le accuse di una giovane allora minorenne

L’indagine ha avuto inizio dalla denuncia di una ragazza minorenne che ha iniziato a lavorare con i due uomini all’età di 15 anni. Avrebbe confidato ai poliziotti di essere stata “iniziata” quasi subito da Pampa che l’ha poi proposta al socio Vicari e poi indotta a concedersi ad uomini più grandi, clienti dell’agenzia o semplicemente a coloro che partecipavano agli eventi legati alla moda. Dal racconto della giovane e da altre informazioni assunte, corroborate da attività tecniche, è emerso che le aspiranti modelle venivano contattate tramite i social e invitate a partecipare ai provini che si tenevano presso lo studio condiviso dai due indagati.

Le giovani minorenni accompagnate dai genitori, superato il provino con il patron Pampa, si iscrivevano all’agenzia pagando un quota di circa 50 euro. Da quel momento iniziava il loro percorso all’interno dell’agenzia e partecipavano a casting, sfilate o shooting fotografici che si tenevano in ambito locale o al massimo all’interno della territorio regionale. Durante questi eventi le giovani iniziavano a legarsi al loro agente, che godeva già della fiducia e della stima dei genitori delle minorenni.

Con le modelle Pampa instaurava un rapporto privilegiato dedicandosi non solo alla loro crescita professionale, molte partecipavano a concorsi di bellezza aggiudicandosi le prime posizioni e le ambite fasce da Miss ma occupandosi anche del loro benessere personale, accontentando ogni loro desiderio.

Il presunto giro

Le promesse mantenute di vincere le gare di bellezza locali e le regalie erano parte del sistema creato dall’indagato, finalizzato esclusivamente ad irretirle per poter in un secondo momento abusarne sessualmente e per cederle poi ad amici come G. e ai clienti conosciuti durante gli eventi legati alla moda, che pagavano centinaia di euro per avere rapporti sessuali con le vittime. Grazie a quel rapporto intimo e di fiducia il manager riusciva a “gestire” le giovanissime che abbassavano la guardia e cadevano nel giro della prostituzione.

Dai racconti prima e dai riscontri tecnici poi è emerso che Pampa dopo aver instaurato il rapporto in parola si spingeva oltre e iniziava il corteggiamento fino ad arrivare a consumare con alcune veri e propri rapporti sessuali, non curandosi dell’età delle stesse. I benefici promessi alle giovani, corrotte in età plasmabile, erano soldi, regalie e progressioni di carriera; le più ambiziose aspiravano al successo e per raggiungerlo avevano bisogno che il manager le portasse ai casting di rilievo nazionale che avvenivano nella capitale della moda o ad eventi di respiro internazionale che interessavano imprenditori del settore da tutto il mondo.

Questi eventi, accessibili solo ad alcune modelle, diventavano le occasioni in cui Pampa e Vicari, che si presentavano come i manager delle indossatrici, inducevano e favorivano la prostituzione delle ragazze minorenni o poco più che maggiorenni, rapportandosi con clienti che pagavano direttamente i due agenti alla fine della consumazione del rapporto sessuale.

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