Usura all’ombra di Cosa nostra, 10 arresti nel Palermitano (VIDEO)

Sono 21 in tutto le persone indagate nell'ambito dell'operazione Araldo

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Dieci arresti e altri 11 indagati in una operazione di Carabinieri di Bagheria e Guardia di Finanza. Gli arresti in esecuzione di un provvedimento applicativo di misura cautelare emesso su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo.

I militari hanno proceduto al sequestro preventivo di quote di una società, un laboratorio e relativo terreno e un bar-tavola calda di Villabate con annesso chiosco, per un valore complessivo di circa 500.000 euro.

I reati contestati sono, a vario titolo, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al delitto di usura, usura e estorsione aggravate dalla metodologia mafiosa e trasferimento fraudolento di valori.

Gli investigatori hanno scoperto una rete di usura tra i Comuni di Bagheria (PA), Ficarazzi (PA) e Villabate (PA). Avrebbero applicato tassi che, a seconda degli episodi, variavano dal 143% annuo e raggiungevano anche il 5.400% annuo (a fronte di un prestito di 500 euro, la somma da restituire in soli 4 giorni diventava di 800 euro). Alle vittime, inoltre, la restituzione della somma di denaro prestata veniva richiesta mediante violenza o minaccia.

Gli indagati evidenziavano alle vittime la provenienza mafiosa del denaro oggetto di finanziamento, con il chiaro intento di incutere timore e di garantirsi la restituzione delle somme.
L’organizzazione criminale, anche con la collaborazione di una funzionaria in servizio presso la società “Riscossione Sicilia S.p.A.” (che forniva illecitamente notizie riservate circa le posizioni debitorie di numerosi soggetti), una volta individuate le potenziali vittime, assicurava loro la possibilità di ricevere dei prestiti ai tassi usurai descritti.

Tra i vari episodi estorsivi, in relazione ai quali il GIP ha ritenuto fondati i gravi indizi di colpevolezza, è stato documentato anche il coinvolgimento di Giuseppe Scaduto, capo del mandamento di Bagheria ed all’epoca sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari, il quale delegava Atanasio Alcamo, già imputato per 416-bis, entrambi destinatari della misura cautelare oggi eseguita.

Sono, inoltre, stati oggi tratti in arresto:
DI SALVO Giovanni classe ’79, quale capo e organizzatore del sodalizio;
l’Avv. DEL GIUDICE Alessandro cl. ‘68, in qualità di promotore e procacciatore di clienti;
NAPPINI Simone cl. ’71, per esser stato intermediario e erogatore materiale dei prestiti;
TROIA Antonino classe ’64, detto ‘Nino’, RIELA Giovanni classe ‘73, FOCARINO Gioacchino classe ’52, detto ‘Gino’, SAVERINO Antonino classe ’55, detto ‘Nino’, e FUCARINO Vincenzo classe ’47 (agli arresti domiciliari) coinvolti a vario titolo nell’associazione.

L’indagine, convenzionalmente denominata “Araldo”, è stata avviata focalizzando inizialmente l’attenzione investigativa sull’Avvocato Del Giudice, pienamente inserito nel sistema di erogazione illecita di prestiti, che, in qualità di legale di un “uomo d’onore” intraneo alla famiglia mafiosa di Misilmeri (PA), aveva assunto, ripetutamente, la veste di portavoce del proprio assistito detenuto per messaggi e direttive da veicolare fuori dall’istituto penitenziario, garantendogli la periodica comunicazione con gli altri associati e la gestione indiretta delle attività imprenditoriali, fittiziamente intestate a terzi, nelle quali aveva investito i proventi di pregresse attività delittuose.

L’attività di esecuzione, svolta a Palermo e provincia, ha visto l’impiego congiunto di circa 70 militari della Guardia di Finanza e dell’Arma dei Carabinieri.

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