Palermo, riscuote il pizzo e viene arrestato, scatta la trappola dopo la denuncia

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Riccardo Meli, 31 anni, sposato con la nipote del boss di Porta Nuova Tommaso Lo Presti, è stato arrestato mentre chiedeva il pizzo. La vittima, imprenditore edile, non ci ha pensato due volte a denunciate il sul aguzzino alla Guardia di Finanza.

La trappola e l’arresto

Le Fiamme Gialle lo hanno arrestato dopo avergli teso una trappola mentre andava a riscuotere la “messa a posto”.

I finanzieri di Palermo, coordinati dalla Dda della Procura di Palermo, hanno eseguito l’arresto in flagranza di reato nei confronti di Riccardo Meli. Deve rispondere di estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Il pizzo chiesto in cantiere della Vucciria

Riccardo Meli avrebbe chiesto il pizzo ad un giovane imprenditore edile che gestisce un cantiere nel quartiere palermitano della Vucciria. L’imprenditore, che stava eseguendo lavori di ristrutturazione di interni, è stato avvicinato dall’indagato, che gli aveva manifestato la necessità di “mettersi a posto”, versando una cifra pari a 300 euro.

I furti e la messa a posto

Nei giorni scorsi la vittima ha subìto alcuni furti di attrezzature a opera di ignoti, man mano che le richieste estorsive divenivano sempre più esplicite. Le pressioni subite hanno spinto la vittima a rivolgersi a un’associazione che promuove la legalità e l’impegno antimafia attraverso la gestione di uno sportello antiracket e antiusura e, anche grazie al supporto di quest’ultima, ha trovato il coraggio di denunciare nei giorni scorsi alla Guardia di Finanza quanto stava accadendo.

La trappola a Riccardo Meli

Nella giornata di giovedì scorso, 11 marzo, dopo aver reperito i contanti necessari, il giovane imprenditore ha raggiunto il luogo dell’incontro concordato, ma stavolta sono prontamente intervenuti i finanzieri. La Finanza in precedenza aveva contrassegnato le banconote. Hanno fermato in flagranza dell’indagato, su cui sono stati rinvenuti occultati, all’esito delle attività di perquisizione, i 300 euro appena ricevuti per la “messa a posto”. L’operazione di polizia, dunque, si è conclusa in pochi giorni grazie alla denuncia presentata dalla vittima con l’arresto dell’indiziato, in fase di convalida da parte dell’Autorità giudiziaria palermitana.

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