In Sicilia una “finta zona rossa”, pochi controlli e tante scuse per uscire

Pochi controlli e deroghe agli spostamenti per fare quasi tutto

In Sicilia è in vigore la zona rossa anche se per molti si tratta di una “finta zona rossa”. Il provvedimento che ha l’obiettivo di ridurre le occasioni di contagio doveva essere rigoroso e rigido ma si sta rivelando un provvedimento blando. Sono tantissime le persone in giro nonostante i divieti.

Pochi controlli e deroghe agli spostamenti per fare quasi tutto fanno della zona rossa un atto che vale solo sulla carta. Dalle scuole aperte, alle molte attività commerciali aperte, alla possibilità di spostarsi per fare la spesa o altre ragioni di necessità, i divieti sono facilmente aggirabli. Il risultato è che lungo le strade delle città siciliane sono tanti i cittadini in giro.

Per qualcuno sarebbe stato più utile dichiarare una zona arancione in tutta l’isola e la zona rossa solo nelle città metropolitane. Qui i contagi sono più elevati rispetto al resto della Regione.
Stamattina il sindaco di Modica ha messo nero su bianco una richiesta inviata al presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci. Obiettivo è istituire una zona gialla nel Ragusano, visto il basso impatto dei contagi.

Intanto il parlamentare regionale del Pd, Nello Dipsquale, all’Ars ha attaccato il presidente della Regione, Nello Musumeci, sull’istituzione della zona rossa in Sicilia.”Musumeci ha sbagliato a chiedere l’istituzione della zona rossa: avrebbe dovuto chiedere la zona arancione per l’intera Sicilia e poi di sua iniziativa istituire le zone rosse per le città metropolitane di Palermo, Messina e Catania dove è evidente che, per la densità di popolazione, la situazione è più grave” ha detto.

Giovanni Felice Coordinatore Regionale di Confimprese sottolinea come “l’individuazione della zona rossa evidenzia una gravità nello sviluppo della pandemia, eccezionale che mette a repentaglio la salute di migliaia di persone e la vita di centinaia di esse, a fronte, ed in contrasto con l’emergenza sanitaria, a fronte dei danni/sacrifici imposti alle aziende, si cade nel ridicolo nell’individuazione dei generi di prima necessità”.

Secondo Gentile, considerare generi di necessità i prodotti di cosmetica, i profumi e i giocattoli in un momento così grave è “un’offesa a chi soffre ed a chi subisce danni”.

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