La “Foiba di Cosa nostra”, 14 morti senza nome riposeranno a Roccamena

Il segreto rimarrà celato, nelle viscere della terra, in quella foiba profonda quaranta metri

Qualcuno l’ha chiamata “la Foiba della Mafia” o “il cimitero di Cosa nostra” nonostante non vi fosse alcun riscontro dalle indagini. Eppure i 14 corpi ritrovati all’interno di un anfratto della terra a Roccamena, in provincia di Palermo, erano lì. Un mistero che ancora oggi rimane privo di soluzione. Da quando una fonte confidenziale indicò alla procura di Palermo l’esatta posizione in cui scavare e trovare gli scheletri, sono passati 4 anni.

Vennero trovati 7 corpi, che salirono a 14 nel corso degli scavi ordinati dai Pm e coordinati dai Carabinieri della Compagnia di Monreale. Due dei corpi appartenevano a due ragazzini. Assieme ai cadaveri vennero ritrovati anche indumenti e bossoli. Impossibile però risalire al nome delle vittime a causa della cattiva conservazione dei corpi che non permise di eseguire l’esame del Dna. Il caso rimane ad oggi una pagina bianca di un libro denso di misteri. L’indagine è stata archiviata e i 14 corpi resteranno senza nome, forse per sempre.

Il segreto rimarrà celato, nelle viscere della terra, in quella foiba profonda quaranta metri. Chi sono i due ragazzini? Chi sono gli altri uomini? In quel luogo ameno, tra la provincia di Palermo e di Trapani, nascosto da una grossa pietra, riposavano i 14 morti, forse ammazzati, forse portati lì già morti, o forse ancora, portati lì vivi e mai più usciti.

Cosa farne dei corpi rimasti senza nome e senza una tomba per decenni? Dove seppellirli? In questi giorni è stato il Comune di Roccamena a dare un luogo in cui probabilmente mai nessuna verrà a piangere questi morti senza identità. Il Comune di Roccamena, grazie ad una idea dell’ingegnere capo dell’ufficio Tecnico, ha messo a disposizione un loculo e la fornitura di materiali per il seppellimento dei corpi così consentendo la conservazione per eventuali ulteriori indagini. Alcuni resti, infatti, come si apprezza da un atto dell’Ufficio tecnico, troveranno sede nel cimitero del piccolo centro palermitano. Ma quella dei corpo della “foiba” resta una pagina di storia che non può essere chiusa.

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