Il petrolio crolla, la benzina in Sicilia sale ancora

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C'è una cosa che, in Sicilia (ma anche nel resto d'Italia), funziona con una precisione quasi svizzera: quando il petrolio sale, il prezzo alla pompa sale subito. Quando il petrolio scende, il prezzo alla pompa... aspetta, riflette, prende tempo, si consulta. Poi magari scende pure lui, ma con tutta la calma del mondo. Oggi è andata di nuovo così.

C’è una cosa che, in Sicilia (ma anche nel resto d’Italia), funziona con una precisione quasi svizzera: quando il petrolio sale, il prezzo alla pompa sale subito. Quando il petrolio scende, il prezzo alla pompa… aspetta, riflette, prende tempo, si consulta. Poi magari scende pure lui, ma con tutta la calma del mondo. Oggi è andata di nuovo così.

Con l’accordo di tregua tra Stati Uniti e Iran — e la conseguente riapertura dello Stretto di Hormuz — i mercati internazionali hanno tirato un respiro di sollievo. Il petrolio Brent è crollato del 14%, portandosi sotto i 94 dollari al barile. Il gas naturale ha fatto anche di peggio, perdendo oltre il 19% ad Amsterdam. Numeri da capogiro, nel senso buono: segnali che, in teoria, dovrebbero alleggerire il peso alle famiglie già alle prese con bollette e spesa. In teoria.

Perché in Sicilia — terra di contraddizioni millenarie, ma questa è una contraddizione particolarmente irritante — il prezzo del gasolio non ha aspettato di leggere le notizie dai mercati internazionali. Ha fatto di testa sua. Un pieno da 50 litri costa oggi 2 euro e 45 centesimi in più rispetto a ieri, secondo l’Unione Nazionale Consumatori. Il gasolio self ha toccato quota 2,190 euro al litro, con un balzo di quasi 5 centesimi in un solo giorno. La benzina ha fatto la sua parte aggiungendo quasi un centesimo.

Risultato: la Sicilia è tra le regioni più care d’Italia per il gasolio. Superata solo da Bolzano e Calabria, ma di un soffio. «È un dato gravissimo», dice Francesco Tanasi, segretario nazionale del Codacons, e stavolta la parola “gravissimo” non sembra esagerata. «Mentre il petrolio arretra, i carburanti continuano incredibilmente a salire. Il gasolio è ormai a un soffio da 2,2 euro al litro, e questo significa scaricare ancora una volta su famiglie, lavoratori e pendolari costi sempre più pesanti».

Il meccanismo, in realtà, lo conoscono tutti. Lo denunciano da anni le associazioni dei consumatori, lo sanno gli automobilisti che si fermano al distributore con una smorfia ogni volta che guardano il display. Quando le quotazioni internazionali salgono, i prezzi alla pompa si adeguano quasi in tempo reale. Quando scendono, invece, la trasmissione subisce strani ritardi. Una doppia velocità che funziona sempre nella stessa direzione: a danno di chi guida. Non è una novità, certo. Ma fa lo stesso effetto ogni volta.

Per i siciliani, poi, la questione ha un peso specifico maggiore rispetto al resto del paese. Un’isola senza una rete ferroviaria degna di questo nome, con trasporti pubblici spesso insufficienti, dove l’auto non è un lusso ma una necessità quotidiana. Non puoi prendere il treno per andare a lavorare se il treno non passa. Non puoi usare la metro se abiti in un paese di tremila anime nell’entroterra. Paghi la benzina, e basta.

Tanasi chiede controlli, trasparenza e un intervento «deciso» per impedire che i cittadini continuino a essere penalizzati. Parole giuste, che si sentono ripetere a ogni fiammata dei prezzi. Poi i riflettori si spostano, e tutto torna come prima. Nel frattempo, il petrolio scende. E noi continuiamo a pagare.

Gaetano Ferraro è il Direttore Editoriale di Direttasicilia.it. Laureato magistrale in Geologia, dal 2012 si occupa di informazione locale con un approccio rigoroso ai temi di politica siciliana, cronaca, economia, ambiente e cultura. Il suo background scientifico gli conferisce una competenza distintiva nella trattazione delle questioni ambientali e territoriali dell'isola.
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