Laureati in medicina ma il titolo è carta straccia, a Palermo maxi sequestro a università fantasma “Jean Monnet”

Maxi sequestro di 3,5 milioni di euro a Palermo per la truffa dell'università fantasma "Jean Monnet"
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La Guardia di Finanza di Palermo ha eseguito un sequestro preventivo d'urgenza per oltre 3,5 milioni di euro nei confronti della fondazione Zaklada Europa e del suo fondatore, Salvatore Giuseppe Messina, accusato di aver orchestrato una truffa ai danni di centinaia di studenti. L'oggetto del contendere è l'università italo-bosniaca "Jean Monnet", un'istituzione fantasma mai riconosciuta né in Italia né all'estero, che offriva corsi di laurea e specializzazione, prevalentemente in ambito sanitario.

La Guardia di Finanza di Palermo ha eseguito un sequestro preventivo d’urgenza per oltre 3,5 milioni di euro nei confronti della fondazione Zaklada Europa e del suo fondatore, Salvatore Giuseppe Messina, accusato di aver orchestrato una truffa ai danni di centinaia di studenti. L’oggetto del contendere è l’università italo-bosniaca “Jean Monnet”, un’istituzione fantasma mai riconosciuta né in Italia né all’estero, che offriva corsi di laurea e specializzazione, prevalentemente in ambito sanitario.

Oltre 800 studenti truffati con la promessa di lauree non riconosciute

Dalle indagini emerge un quadro inquietante: oltre 800 studenti, provenienti da tutta Italia, avrebbero pagato rette annuali comprese tra 3.500 e 26.000 euro per ottenere titoli di studio privi di valore legale. L’università “Jean Monnet”, pur presentandosi come un’istituzione con sede in Bosnia Erzegovina e in convenzione con l’ateneo di Gorazde per i corsi in italiano, operava di fatto in Italia con docenti e professionisti palermitani. Salvatore Messina, figura centrale dell’inchiesta, prometteva lauree in medicina, veterinaria e fisioterapia, sfruttando la credibilità di medici accreditati per dare una parvenza di legittimità all’operazione.

Un giro d’affari milionario gestito attraverso società estere

Il meccanismo fraudolento prevedeva il transito dei soldi su conti correnti esteri, gestiti tramite società di comodo in Inghilterra, Svizzera e Bosnia ed Erzegovina. Si stima che il giro d’affari complessivo ammonti a circa 9 milioni di euro non dichiarati al fisco. Messina, irreperibile da mesi, è indagato per riciclaggio. L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Massimo Palmeri e dal sostituto Vincenzo Amico, ha coinvolto anche i figli di Messina, Dario e Giuliana, Maria Alexandra Mladoveanu Ghitescu, membro del consiglio di amministrazione della fondazione e legale rappresentante della succursale di Lugano, e Leopoldina Frigula, presidente della fondazione.

Sequestro di beni e indagini internazionali per ricostruire la truffa

Il provvedimento di sequestro, emesso dal gip Ermelinda Marfia su richiesta della Procura di Palermo guidata da Maurizio de Lucia, ha portato al sequestro di un attico di lusso a Palermo, terreni, conti correnti e autoveicoli. Le operazioni di sequestro proseguono per raggiungere la cifra di 3,5 milioni di euro. Le indagini, condotte dalla Guardia di Finanza sotto la guida del colonnello Carlo Pappalardo, si sono avvalse della collaborazione della polizia federale bosniaca, nell’ambito di una squadra investigativa internazionale. L’obiettivo è ricostruire l’intera rete di società e conti correnti utilizzati per occultare i proventi illeciti e assicurare alla giustizia i responsabili di questa complessa truffa.

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