Studente siciliano di 17 anni muore in gita scolastica a Firenze: malore improvviso per Gerlando Farzone

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Aveva diciassette anni, un sorriso che non stava mai fermo e un nome che portava come una medaglia sul petto. Gerlando Farzone non tornerà dalla gita scolastica a Firenze. È morto lontano da casa, lontano dalla sua Adrano, stroncato da un malore improvviso mentre viveva quello che doveva essere uno dei momenti più belli della giovinezza. I compagni dell'Istituto Branchina erano lì con lui. E adesso sono lì a fare i conti con un vuoto che non riescono a spiegarsi.

Aveva diciassette anni, un sorriso che non stava mai fermo e un nome che portava come una medaglia sul petto. Gerlando Farzone non tornerà dalla gita scolastica a Firenze. È morto lontano da casa, lontano dalla sua Adrano, stroncato da un malore improvviso mentre viveva quello che doveva essere uno dei momenti più belli della giovinezza. I compagni dell’Istituto Branchina erano lì con lui. E adesso sono lì a fare i conti con un vuoto che non riescono a spiegarsi.

I genitori Carlo e Sara hanno raggiunto Firenze insieme alla zia Assunta e agli altri familiari. Non c’era nulla da fare quando sono arrivati. La città dei Medici, delle gite e dei selfie davanti agli Uffizi è diventata il posto dove una famiglia si è spezzata.

Gerlando quel nome lo adorava. Il nonno, agente di pubblica sicurezza, era morto nel 1968 in servizio, mentre cercava di disarmare un criminale. Un eroe vero, di quelli che non finiscono sui libri ma che restano vivi nei racconti di famiglia. Il nipote ne parlava con gli occhi che brillavano, diceva di sentirsi onorato ogni volta che qualcuno lo chiamava per nome. Portare il nome di un eroe era per lui qualcosa di serio, non una storia da tirare fuori per fare colpo.

Adrano oggi è ferma. Il sindaco Fabio Mancuso ha scritto sulla sua pagina Facebook che davanti a certe notizie si resta senza parole. È esattamente così.

Al Branchina, i rappresentanti degli studenti — Gabriel, Tatiana, Alice e Gioele — hanno scritto una lettera che circola di chat in chat e che fa piangere chiunque la legga. “Oggi il silenzio nel nostro istituto urla più di mille parole”, hanno scritto. E ancora: “Gerlando, tu non sarai mai un banco vuoto”. Parole che nessun adulto avrebbe saputo trovare con quella precisione, con quella verità disarmante.

Una vita che doveva fiorire si è fermata a Firenze, in una mattina di aprile, durante una gita scolastica. Restano i compagni, i corridoi, le risate che riecheggeranno ancora. E un nome da eroe che adesso appartiene a tutti.

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