La strage di Altavilla Milicia: Sabrina Fina e Massimo Carandente pronti a parlare

Sotto la lente di ingrandimento anche i dispositivi elettronici sequestrati a Fina e Carandente, da cui gli inquirenti hanno estrapolato una decina di nomi di seguaci con cui erano in contatto
di Redazione Web
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La strage di Altavilla Milicia: Sabrina Fina e Massimo Carandente pronti a parlare

Sono accusati di aver istigato la strage ma ora vogliono raccontare la loro verità davanti ai pm. Sabrina Fina e Massimo Carandente, in carcere per la strage di Altavilla Milicia in cui hanno perso la vita Antonella Salamone e due dei suoi tre figli, sono pronti a parlare con i magistrati per esporre la loro versione dei fatti.

I due, fermati con l’accusa di aver istigato Giovanni Barreca a compiere l’orrore, si dicono estranei all’eccidio e puntano il dito proprio contro Barreca e la figlia superstite, di 17 anni. “Hanno una visione completamente diversa da quella contenuta nell’ordinanza che ha portato al loro arresto. Una realtà alternativa rispetto a quella finora conosciuta che deve essere affrontata e chiarita” dichiara il loro avvocato Marco Rocca.

La coppia sostiene di aver lasciato l’abitazione prima che la violenza esplodesse, anche se Barreca nel suo delirio mistico continua a ripetere che loro erano presenti per liberare la famiglia dalla possessione demoniaca. “Anche loro hanno un approccio religioso e volevano solo pregare per purificare la casa” precisa l’avvocato. L’obiettivo è fugare i sospetti e le contraddizioni, anche rispetto al racconto della 17enne.

Le indagini intanto proseguono e stanno emergendo dettagli inediti. Ci sarebbero stati contrasti tra madre e figlia in passato e la ragazza avrebbe usato il cellulare del fratello 16enne, ucciso quella notte, per mandare messaggi tranquillizzanti agli amici mentre in casa si consumava l’orrore. Per questo presto sarà riascoltata dal pm, anche per chiarire il suo coinvolgimento. Decisiva sarà l’analisi di tabulati e celle telefoniche per ricostruire gli spostamenti e i contatti della coppia prima e dopo la strage.

Sotto la lente di ingrandimento anche i dispositivi elettronici sequestrati a Fina e Carandente, da cui gli inquirenti hanno estrapolato una decina di nomi di seguaci con cui erano in contatto. Persone che facevano parte della loro cerchia sul web e con cui condividevano le convinzioni religiose. Si cerca di capire se fossero a conoscenza delle pratiche violente poi sfociate nel massacro.

L’ultima chiesa frequentata dai due era la comunità pentecostale Cammino di Fede, ma il pastore riferisce che non erano assidui. Venivano solo per i culti, senza legare con il gruppo. Una pista che al momento non sembra portare a sviluppi.

Ora toccherà a Sabrina e Massimo, davanti ai pm, ricostruire gli eventi di quella notte. La speranza è che la loro versione possa far luce su un duplice omicidio ancora avvolto nel mistero e nell’orrore. Per gli investigatori non sarà facile distinguere la verità dalle bugie, in una storia dove fanatismo religioso e violenza si sono intrecciati in modo letale.

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