Stupro a Catania, un egiziano risponde al giudice: «C’ero, ma non ho partecipato»

Sempre oggi saranno sentiti anche i tre minorenni, che farebbero parte dei sette che hanno partecipato allo stupro
di Redazione Web
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Stupro a Catania, un egiziano risponde al giudice: «C'ero, ma non ho partecipato»

Stupro di gruppo a Catania. Dopo l’arresto di cinque sospettati (uno ai domiciliari per aver collaborato all’identificazione del ‘branco’), si terrà questa mattina l’interrogatorio di garanzia. Quattro maggiorenni accusati di aver violentato una ragazzini di 13 anni, saranno interrogati davanti al gip Carlo Umberto Cannella.
Sempre oggi saranno sentiti anche i tre minorenni, che farebbero parte dei sette che hanno partecipato allo stupro. Anche se uno degli arrestati ha compiuto da poco 18 anni. Al momento hanno tutti avvocati d’ufficio.

«Un indagato si è avvalso della facoltà di non rispondere l’altro invece si è fatto interrogare e ha risposto alle domande del gip. Il primo vive in comunità il secondo lavora ad Acireale. Sono nel Catanese da due anni». Lo ha detto l’avvocato Alessandro Fidone che assiste due dei maggiorenni tra i fermati per la violenza di gruppo alla villa Bellini di Catania. Il penalista ha precisato che il giovane che ha parlato con il gip «si è detto estraneo ai fatti» aggiungendo che «era sul posto ma non ha partecipato all’aggressione e ha capito la gravita dei fatti».

Nella sua visita lampo a Catania, per visitare la 3Sun Gigafactory Enel e partecipare alla Festa della Santa Patrona, il premier Giorgia Meloni, sabato pomeriggio, ha voluto ricordare anche la ragazza di 13 anni vittima dello stupro di gruppo nella villa comunale della città. Costretta a una violenza sessuale ad opera di sette giovanissimi ragazzi, tra dei quali minorenni.

«Mi colpisce particolarmente il fatto che proprio nel giorno in cui si celebra una giovanissima martire della tradizione cristiana, si debba vedere un’altra giovanissima vittima della violenza sessuale», ha detto Meloni. La premier ha voluto così ricordare il martirio di Sant’Agata con un altro martirio, quello della giovanissima che mentre passeggiava con il fidanzatino, sequestrato durante lo stupro, ha dovuto subire uno stupro.

Il gruppo ‘fascia debole’, che indaga sulla violenza sessuale ai danni di una 13enne avvenuta martedì scorso a Catania, è un piccolo gioiello all’interno della procura del capoluogo siciliano: è composto da otto magistrati più il coordinatore, il procuratore aggiunto Sebastiano Ardita, che coordina anche la area 3 della Direzione Distrettuale Antimafia. Il gruppo è composto da magistrati molto affiatati tra loro che si vedono sempre in apposite riunioni, negli ultimi sei mesi sono state emesse otto direttive, di cui tre rivolte alla polizia giudiziaria, si fanno riunioni periodiche, si formano gli organi di polizia nel corso di appositi incontri.

Il risultato è che nell’ultimo semestre sono stati trattati oltre 250 casi di codice rosso ed emesse oltre 50 richieste cautelari tra, custodia in carcere, arresti domiciliari con braccialetto elettronico, divieto di avvicinamento e allontanamento dalla casa familiare. Quest’oggi rappresenta un deterrente per un luogo considerato a rischio di codice rosso l la come la provincia di Catania, dove in passato sono avvenuti femminicidi molto gravi. Ecco perché all’indomani del grave fatto di Catania sono scattate le indagini con un metodo assolutamente collaudato che ha portato all’immediata soluzione del caso in meno di ventiquattr’ore, facendo convergere investigazioni tradizionali ed indagini tecnico-scientifiche.

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