Imprenditore sequestrato e morto in pozzo a Sancipirello, no a revisione ergastolo per Bommarito

La Corte di Cassazione ha posto fine al caso del sequestro di Pietro Licari dichiarando inammissibile il ricorso di Vincenzo Bommarito, condannato all'ergastolo
di Redazione Web
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A distanza di ben 17 anni dal sequestro di persona conclusosi con la morte del settantenne possidente di Partinico Pietro Michele Licari, la Corte di Cassazione ha posto fine alla complicata vicenda processuale riguardante uno dei condannati, Vincenzo Bommarito.

Licari era stato rapito il 13 gennaio 2007 all’età di 70 anni e rinvenuto senza vita in un pozzo di San Cipirello il 14 febbraio successivo, dopo oltre un mese di prigionia. Il decesso era però intervenuto verosimilmente pochi giorni dopo il sequestro. Ieri la Seconda Sezione della Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da Bommarito, condannato in via definitiva all’ergastolo, contro la sentenza della Corte d’Appello di Caltanissetta che lo scorso luglio aveva rigettato l’istanza di revisione del processo.

Le accuse contro Bommarito e il ricorso in Cassazione

Per quattro anni Bommarito era rimasto in regime di sospensione della pena, ma alla fine le nuove prove addotte dalla difesa non sono state ritenute sufficienti per rimettere in discussione la condanna. L’imputato si è sempre dichiarato innocente, sostenendo di essere stato incastrato dalle accuse dell’amico Giuseppe Lo Biondo, l’altro giovane condannato per il sequestro con rito abbreviato a 13 anni e 4 mesi di reclusione.

Le nuove prove della difesa non convincono i giudici

Il legale di Bommarito, l’avvocato Cinzia Pecoraro, assieme alla trasmissione televisiva “Le Iene” aveva condotto una strenua battaglia processuale e mediatica per scagionare il suo assistito, producendo nuovi elementi probatori e organizzando convegni pubblici sul caso. Ma alla fine questo impegno non è stato sufficiente a convincere i giudici di merito e legittimità. Le prove portate dalla difesa, come le lettere di Lo Biondo e i tabulati telefonici di Bommarito la sera del sequestro, non hanno retto al vaglio della Corte d’Appello prima e della Cassazione poi.

I familiari della vittima, la moglie e i due figli rappresentati dagli avvocati Gioacchino e Alberto Sbacchi, si sono costantemente opposti alla revisione del processo, certi della colpevolezza degli imputati. Ora, con la pronuncia di inammissibilità del ricorso, si chiude definitivamente il caso giudiziario, mettendo fine alle speranze di Bommarito di ottenere una revisione del processo. Per lui si aprono nuovamente le porte del carcere, dove dovrà scontare il resto della pena dell’ergastolo.

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