Neonata di 2 mesi uccisa dalla bronchiolite, pediatrie in tilt per influenza

Pediatrie in crisi in tutta Italia per influenza e virus respiratori. Oltre 1 milione di italiani colpiti
di Redazione Web
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Un dramma si è consumato nelle scorse ore. Una bambina di appena due mesi è deceduta nel reparto di pediatria dell’ospedale di Desenzano del Garda, in provincia di Brescia. Stando alle prime informazioni trapelate, la piccola soffriva da giorni di una grave forma di bronchiolite, l’infezione virale che in questo periodo sta colpendo duramente i bambini più piccoli.

Condizioni precipitate nel giro di poche ore

Le condizioni della neonata, figlia di una coppia romena residente in provincia di Mantova, sono improvvisamente precipitate nella giornata di sabato, quando ha iniziato a manifestare una preoccupante insufficienza respiratoria. Inutili i disperati tentativi dei medici di strapparla alla morte: la bimba è deceduta dopo poche ore, gettando nella disperazione i familiari.

Il virus respiratorio dietro la morte

Il decesso della piccola sarebbe dunque avvenuto a causa del virus respiratorio sinciziale che sta mettendo in ginocchio i reparti pediatrici di tutta Italia. Solo pochi giorni fa, altri quattro bimbi con bronchiolite erano stati ricoverati in gravissime condizioni nel reparto di terapia intensiva neonatale dell’ospedale Moscati di Avellino. Anche loro necessitano di assistenza respiratoria e versano in pericolo di vita. “Sono arrivati in condizioni effettivamente gravi” commenta con preoccupazione il dottor Sabino Moschella, dirigente medico del reparto. L’aumento repentino dei casi di bronchiolite tra i neonati ha messo in allarme gli specialisti, che parlano apertamente di una vera e propria emergenza in atto.

Sintomi subdoli, serve grande attenzione

I sintomi della patologia sono subdoli e possono aggravarsi velocemente, come purtroppo dimostra il caso della bimba deceduta a Desenzano. I piccoli colpiti manifestano inizialmente difficoltà respiratorie, tosse stizzosa e difficoltà nell’alimentazione. In pochi giorni, però, la situazione può precipitare, con insufficienza respiratoria acuta e necessità di ricovero urgente. Proprio per questo, i pediatri raccomandano ai genitori la massima prudenza e attenzione ai primi segnali sospetti. “Non bisogna temporeggiare, ma recarsi subito in ospedale” ammonisce il dottor Moschella. La prevenzione è fondamentale: occorre evitare ambienti affollati, contatti con bambini più grandi o adulti raffreddati, aerare frequently gli ambienti domestici e praticare un’accurata igiene delle mani.

Ospedali pediatrici in crisi per influenza e bronchiolite

In tutta Italia i reparti pediatrici stanno fronteggiando in questi giorni una pressione senza precedenti. Oltre al virus respiratorio, sta difatti circolando massicciamente anche il virus influenzale, che colpisce duramente i bambini sotto i 5 anni. “La situazione è critica, con numeri molto alti di accessi al pronto soccorso e lunghe attese” conferma il dottor Rino Agostiniani, vicepresidente della Società Italiana di Pediatria. Nel periodo delle festività natalizie, complici gli assembramenti al chiuso, si è verificata un’impennata dei contagi che ha messo in crisi il sistema sanitario.

Oltre 1 milione di italiani colpiti da sindromi virali

Secondo le ultime rilevazioni dell’Istituto Superiore di Sanità, si stima che oltre un milione di italiani, tra adulti e bambini, abbiano contratto sindromi influenzali o infezioni virali delle vie respiratorie nell’ultima settimana. L’incidenza è in costante crescita soprattutto tra i più piccoli. La bronchiolite colpisce duramente i bimbi sotto i 6 mesi e il rischio aumenta se in famiglia sono presenti fratellini più grandi che, uscendo e frequentando gli asili, si espongono maggiormente al contagio. Anche sul fronte dell’influenza stagionale, sono proprio i reparti pediatrici a sostenere il peso maggiore.

Non va meglio nei pronto soccorso per adulti, con centinaia di accessi al giorno registrati nelle strutture toscane e un significativo aumento dei ricoveri per complicanze influenzali un po’ ovunque. Insomma, il picco epidemico è stato raggiunto e la pressione sugli ospedali rimane altissima.

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