Da Palermo a Genova per curare il figlio neonato: l’odissea di una mamma siciliana

Per sostenere le spese di viaggio e soggiorno in Liguria, ogni mese, hanno fatto affidamento sull’aiuto delle famiglie
di Redazione Web
lettura in 2 minuti
Da Palermo a Genova per curare il figlio neonato: l’odissea di una mamma siciliana

Una storia che racchiude le difficoltà di tante famiglie del Sud Italia, costrette a migrare al Nord per garantire le cure mediche necessarie ai propri figli. È quella di Katia, mamma palermitana di Giuseppe, bimbo di appena 6 mesi a cui è stata diagnosticata una rara forma di leucemia.

Tutto è iniziato alla fine del 2022 con episodi febbrili ricorrenti che hanno portato Giuseppe al ricovero presso l’ospedale Di Cristina di Palermo. Nonostante una cura antibiotica, la febbre non passava e dopo un mese Giuseppe è stato dimesso senza una diagnosi certa. I genitori, spaventati, hanno iniziato a cercare su internet fino ad arrivare all’ospedale Gaslini di Genova, centro specializzato in malattie pediatriche, che ha accolto il piccolo a febbraio 2023.

Da quel momento è iniziato il calvario della famiglia: Katia ha dovuto lasciare il lavoro, mentre il marito ha usufruito del congedo parentale. Per sostenere le spese di viaggio e soggiorno in Liguria, ogni mese, hanno fatto affidamento sull’aiuto delle famiglie. Dopo 5 mesi di ricovero, Giuseppe è tornato in Sicilia ma con controlli mensili a Genova, gravosi sia economicamente che psicologicamente.

A ottobre la diagnosi definitiva di leucemia e il nuovo ricovero al Gaslini, ancora in corso. Ora si attende il trapianto di cellule staminali, decisivo per debellare la malattia. Nonostante le difficoltà economiche, la famiglia non gode di sostegni statali poiché l’Isee si basa sul reddito precedente, quando Katia lavorava ancora.

Una vicenda che ricorda come l’assistenza sanitaria non sia omogenea in Italia e che il 9% dei ricoveri totali riguarda la “migrazione sanitaria” dal Meridione verso le regioni del Nord, con un costo di 3 miliardi l’anno. Per Katia e tante altre madri, la speranza è che la sanità pubblica garantisca uguali diritti su tutto il territorio nazionale.

Commenta