In Sicilia boom di frutti tropicali: addio viti, spazio a mango e papaya

di Redazione Web
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In Sicilia boom di frutti tropicali: addio viti, spazio a mango e papaya

Il cambiamento climatico non risparmia la Sicilia, anzi la investe con effetti ancor più dirompenti che nel resto d’Italia. Le temperature in costante aumento e i fenomeni meteorologici estremi mettono a dura prova l’agricoltura tradizionale dell’isola, a partire dalla viticoltura. Di fronte alla crisi, alcuni giovani agricoltori hanno iniziato a convertire i terreni a colture esotiche, più adatte al nuovo clima siciliano.

Crescono le coltivazioni di frutta tropicale

Secondo Coldiretti, crescono le piantagioni di avocado, mango, frutto della passione, zapote nero e altre specie tropicali tra Messina, l’Etna e il palermitano. Una rivoluzione silenziosa che va di pari passo con l’abbandono dei vigneti, messi in ginocchio da ondate di calore e dalla peronospora. Il settore vitivinicolo locale prevede un calo della produzione del 40% per la vendemmia 2022, la più lunga e difficile degli ultimi anni. Troppo elevate le temperature, fino a picchi insostenibili per le viti, alternate a violenti acquazzoni che hanno diffuso malattie come la temuta peronospora.

Giovani agricoltori convertono i vigneti in frutteti esotici

Di fronte a questo scenario, sempre più giovani scelgono di convertire i terreni di famiglia a colture più remunerative e resilienti al climate change. Come il mango e l’avocado, la cui produzione è in costante crescita tra Messina, Catania e Palermo grazie a varietà altamente produttive.

Export di mango e avocado con marchio “Made in Sicily”

Aziende innovative come Il Filo Tropicale e Cupitur esportano con successo i loro frutti esotici a marchio “Made in Sicily” nel Nord Europa, dove sono molto richiesti. E c’è chi punta su prodotti di nicchia come la papaya, dalle note proprietà terapeutiche.

Piantagioni sperimentali di caffè e olio di avocado

Ma non solo. Sono state avviate piantagioni sperimentali di altre colture come il litchi, la sapodilla, il frutto della passione e lo zapote nero, un frutto messicano che ricorda i cachi. E alle pendici dell’Etna si produce addirittura un innovativo olio di avocado.

Transizione necessaria verso colture più sostenibili

Il passaggio dalla vite ai frutteti tropicali segna una svolta epocale per il settore primario siciliano. È la risposta lungimirante di una nuova generazione che, anziché abbandonare la terra dei padri, prova a immaginare un futuro diverso per l’agricoltura locale. Un futuro fatto di innovazione, coraggio e adattamento ai cambiamenti globali. Oltre ai giovani agricoltori, anche le istituzioni dovranno fare la loro parte. Servono incentivi per favorire questa transizione verso colture più sostenibili e remunerative. E investimenti in ricerca per sviluppare specie tropicali sempre più produttive sotto il sole della Sicilia. In gioco non c’è solo la prosperità economica dell’isola, ma anche il suo patrimonio paesaggistico e culturale. I limoneti, gli ulivi, le vigne che disegnano il profilo della Trinacria sono un simbolo della sua identità. Ma per salvarli è necessario ripensare profondamente l’agricoltura locale e prepararla alle sfide del futuro.

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