Chiude cane in un sacco e lo colpisce con un calcio, siciliano a processo

di Redazione Web
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Chiude cane in un sacco e lo colpisce con un calcio, siciliano a processo

Un uomo di 57 anni chiuse un cane dentro un sacco e lo abbandonò lungo la strada statale 117 bis “Centrale Sicula” in mezzo ai rifiuti. Ma il cane riuscì a liberarsi e uscire dal sacco e quindi l’uomo lo colpì con un violento calcio alla testa, per impedire all’animale di ritornare dal “padrone”. Agenti della Polizia Stradale di Enna, in servizio sul posto, notarono la raccapricciante scena e bloccarono l’uomo che, nel frattempo, si stava dileguando; identificato, venne denunciato per “maltrattamento e sevizie di animali”.

Adesso presso il Tribunale di Gela si è aperto il processo davanti al Giudice monocratico Serena Berenato, che alla prima udienza svoltasi qualche giorno fa ha accolto la costituzione di parte civile di WWF Sicilia Centrale, quale organizzazione di volontariato che da anni si occupa di tutela degli animali in questo territorio e collabora con la locale Procura della Repubblica attraverso le proprie Guardie zoofile, addette alla vigilanza sull’applicazione delle leggi a tutela di animali e ambiente.

La difesa dell’imputato ha chiesto la sospensione del procedimento penale attraverso l’ammissione alla cosiddetta “messa alla prova”. Si tratta di un istituto giuridico penale che l’imputato può chiedere per reati di “minore allarme sociale” e consiste nello svolgimento di un programma di trattamento che prevede, come attività obbligatoria e gratuita, l’esecuzione di lavori di pubblica utilità presso enti, organizzazioni di volontariato, parrocchie ecc.

“Poiché sussistono i presupposti di legge, molto probabilmente il Giudice concederà questo speciale procedimento – spiega Salvatore Patrì, avvocato di WWF Sicilia Centrale – che, quindi, consentirebbe all’imputato di ottenere la possibile rapida uscita dal circuito penale ed altri notevoli benefici, tra cui la totale estinzione del reato e l’esenzione da qualsiasi tipo di sanzione”. “Come espressione della società civile e “addetti ai lavori” – dichiara Ennio Bonfanti, presidente di WWF Sicilia Centrale e coordinatore regionale delle Guardie WWF – non possiamo non stigmatizzare l’assoluta inadeguatezza del sistema di tutela penale degli animali che attualmente vige in Italia: questo caso che stiamo affrontando al Tribunale di Gela è l’esempio più lampante dell’inefficacia delle sanzioni penali previste per crimini quali i maltrattamenti, il bracconaggio, il traffico di specie protette. Le vigenti norme in materia, infatti, prevedono sanzioni penali ormai blande e del tutto inadeguate a contrastare fenomeni criminosi gravi e intollerabili. Tra oblazione, “tenuità del fatto” e “messa alla prova – conclude amaramente Bonfanti – per seviziatori di animali, cacciatori di frodo e trafficanti di specie rare il processo in Tribunale non fa più alcuna paura e non ha alcun effetto deterrente”.

In proposito, da anni il WWF Italia ha proposto al Parlamento di approvare modifiche puntuali a tre articoli del Codice penale (544-bis, 544-ter e 733-bis) e alle disposizioni sanzionatorie della legge quadro sulla protezione della fauna (art. 30 della legge n. 157/1992) per prevedere l’aumento delle sanzioni penali per i crimini contro la Natura e in danno degli animali.

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