Compare a Palermo il volto di Peppino Impastato: 45 anni fa lo uccideva la mafia

di Redazione Web
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Compare a Palermo il volto di Peppino Impastato: 45 anni fa lo uccideva la mafia

Un murales nel quartiere dell’Olivella, in pieno centro storico a Palermo, è stato dedicato a Peppino Impastato nel 45esimo anniversario dal suo assassinio. “Né con la Mafia, Né con lo Stato” è la scritta che si legge sotto l’immagine del militante di democrazia proletaria ucciso dalla mafia e che richiama uno slogan dei tempi del terrorismo (“Né con le Br, né con lo Stato”).

Questa mattina i rappresentanti del comitato territoriale Olivella di Antudo hanno dedicato, nella piazzetta San Basilio, il murales a Impastato. “Non soltanto un ribelle, ma un vero e proprio rivoluzionario che ha lottato in maniera unica per ottenere l’emancipazione delle classi subalterne e la sconfitta della mafia locale agganciata a una precisa classe sociale di riferimento: quella dei latifondi e dei capitalisti”, affermano i militanti di Antudo. “Il suo omicidio – aggiungono – fu oggetto di un intricato depistaggio di Stato. Anche per questo la sua memoria oggi, non deve più essere relegata a finte retoriche di Stato. Peppino non è stato è non sarà mai un eroe dello Stato. Perché la sua memoria vive nell’organizzazione degli sfruttati, dei territori e della loro lotta per la liberazione della terra dagli abusi di potere, dalla devastazione sociale ed economica a cui siamo sottoposti”.

Chi era Giuseppe Peppino Impastato?

Peppino Impastato è stato un giornalista e attivista antimafia italiano. Nato a Cinisi, in provincia di Palermo, nel 1948. Suo padre era un mafioso legato a Gaetano Badalamenti, boss locale di Cosa Nostra. Fin da giovane Peppino rifiutò la mafia e le sue logiche e si impegnò attivamente contro di essa, denunciandone i crimini e le collusioni. Fondò una radio libera, Radio Aut, attraverso cui condusse campagne di sensibilizzazione e denuncia contro la mafia. Si occupò anche di altri temi scomodi come la discarica di rifiuti tossici a Cinisi gestita da imprese legate a Cosa Nostra. Le sue denunce furono continue e coraggiose.

Nel 1978 Peppino venne ucciso dalla mafia, che fece saltare in aria il suo corpo usando una carica di tritolo. Per anni si è tentato di depistare le indagini, attribuendo la sua morte a un incidente. Solo molti anni dopo, nel 1996, si è scoperto che a ucciderlo fu Cosa Nostra, su ordine del boss Gaetano Badalamenti, come vendetta per le sue continue denunce contro la mafia. Peppino Impastato è diventato un simbolo della lotta alla mafia e dell’antimafia. Un eroe che ha pagato con la vita le sue scelte coraggiose. La sua storia ha ispirato libri, film e la creazione di centri sociali. Un esempio ancora attuale di civiltà, coraggio e impegno civile.

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