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Meloni, “Reddito di cittadinanza o rubare? Magari si può scegliere di lavorare…”

E Musumeci, è certo: “Al sud ci sono centinaia di migliaia di giovani che stanno a casa col reddito di cittadinanza”

Sul reddito di cittadinanza, “il Governo ha mantenuto gli impegni presi. Abbiamo sempre sostenuto che uno Stato non possa mettere sullo stesso piano chi può lavorare e chi non può farlo. Nella manovra è prevista una decontribuzione totale per chi assume alcune categorie di persone tra cui i percettori del reddito di cittadinanza”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni in un video postato sui suoi canali social.

“Dire che noi facciamo cassa sui poveri è falso – ha aggiunto -. Tutte le risorse che possiamo recuperare da questa scelta vengono reinvestite sulle possibilità ricreare lavoro. Ho sentito anche dire che la Meloni toglie il reddito e ‘ci costringe ad andare a rubare’. Tra il reddito e rubare, l’opzione di andare a lavorare magari sarebbe da prendere in considerazione. Molte imprese cercano migranti da fare lavorare con il contratto collettivo nazionale che offre tutte le garanzie a tutela del lavoratore. Penso che tra prendere il reddito e andare a rubare, fare un lavoro dignitoso per il quale le imprese chiedono di assumere stranieri perché non trovano italiani, sia decisamente meglio“.

Il ministro per la Protezione civile e le politiche del Mare, nonché ex presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, è certo: “Al sud ci sono centinaia di migliaia di giovani che stanno a casa col reddito di cittadinanza”. Sulle pagine di “Libero”, l’ex Governatore si è scagliato ancora una volta contro la misura voluta dal Movimento Cinque Stelle nella precedente legislatura, con Di Maio dal balcone a gridare “abbiamo abolito la povertà”.

Musumeci è chiaro: “Bisogna dire basta al reddito M5S per i nostri giovani. Mantenere in questo modo un ragazzo vuol dire levargli il futuro. Non è possibile – dice il ministro -. Lo Stato ha l’obbligo, il dovere di aiutare chi ha famiglia, specie quelle numerose, chi non può lavorare, gli anziani, i disabili, i fragili. Il giovani invece ha il diritto di organizzare il proprio futuro, aiutato dallo stato grazie alle politiche attive”.

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