statistiche accessi

Colpo alla mafia di Misilmeri, i NOMI degli arrestati dell’operazione Fenice (VIDEO)

I nomi delle sei persone arrestate questa mattina a Misilmeri, in provincia di Palermo, dai carabinieri nel blitz antimafia Fenice

Era tornato libero dopo 7 anni di carcere, Cosimo Michele Sciarabba aveva ripreso a comandare con il supporto degli altri clan mafiosi di Palermo imponendo il pizzo agli imprenditori del Palermitano. Questo è lo scenario ricostruito dai carabinieri e sfociato nel blitz di oggi con l’operazione antimafia “Fenice”. I carabinieri della compagnia di Misilmeri e del nucleo investigativo del reparto operativo di Palermo hanno arrestato questa notte sei persone accusate di essere i capi e i gregari della famiglia mafiosa di Misilmeri, in esecuzione dell’ordinanza cautelare in carcere firmata dal gip su richiesta dei magistrati della Dda di Palermo coordinati dal procuratore aggiunto Paolo Guido.

I nomi degli arrestati a Misilmeri

Cosimo Michele Sciarabba, 43 anni, Alessandro Ravesi, 45 anni, Salvatore Baiamonte, 50 anni, Benedetto Badalamenti, 52 anni, Giusto Giordano, 55 anni, Giovanni Ippolito, 55 anni.

Il ruolo del nuovo capo Sciarabba

Sciarabba, 43 anni di Misilmeri, secondo gli inquirenti nonostante il primo arresto non aveva mai interrotto il legame a doppio filo con i clan di Palermo. Anzi, appena tornato libero aveva riallacciato tutti i rapporti e ordinato il racket delle estorsioni nei confronti delle imprese della provincia Palermitana. Il 43enne ufficialmente gestiva un’agenzia di onoranze funebri e dall’alto della sua posizione ordinava chi andava vessato. E tutto questo nel silenzio delle vittime: nessuno avrebbe mai denunciato nulla.

Colpo a clan misilmerese, in cella nuovi capi

Nonostante i numerosi arresti degli ultimi anni, il mandamento mafioso di Misilmeri-Belmonte Mezzagno era riuscito a riorganizzarsi. Per mantenere il predominio nel territorio sono stati commessi omicidi ed è stato imposto il pizzo a tappeto ai commercianti della zona.

E’ quanto emerso dall’operazione “Fenice”, messa a segno questa notte dai carabinieri del Comando provinciale di Palermo, coordinati dalla Dda, che ha portato in carcere sei fra boss e gregari del clan alle porte della città.

Un’organizzazione tornata in piena operatività con una nuova scala gerarchica che imponeva le “regole” mafiose. L’indagine dei carabinieri, andata avanti attraverso non poche difficoltà dovute al modus operandi degli indagati, ha consentito di acquisire gravi indizi in merito all’evoluzione strutturale ed operativa della famiglia di Misilmeri, alla identificazione degli appartenenti al clan, e al condizionamento del tessuto socio-economico da parte della famiglia di Misilmeri, espresso principalmente attraverso il racket.

L’indagine ha ricostruito i nuovi assetti della cosca. Secondo i magistrati, a guidarla sarebbe stato Michele Sciarabba, ritenuto il nuovo capofamiglia di Misilmeri, figlio del boss mafioso Salvatore. Al suo fianco, come braccio destro, Alessandro Ravesi.

Oltre un anno di intercettazioni hanno permesso di scoprire come i due coordinassero l’attività nei settori tipici di controllo di Cosa nostra, curando il mantenimento dell’ordine sul territorio e cercando di risolvere tutte le controversie tra privati che si rivolgevano alla mafia invece che allo Stato.

Intercettazioni e pedinamenti hanno svelato il sistema di “solidarietà” tra gli appartenenti al clan nei confronti dei familiari degli affiliati in carcere a cui veniva garantito il sostentamento.

Le accuse agli arrestati

I sei destinatari del provvedimento sono accusati di associazione a delinquere di tipo mafioso ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. Tutti sono stati portati nel carcere Pagliarelli di Palermo in attesa dell’interrogatorio di garanzia in programma davanti al gip nei prossimi giorni. L’operazione “Fenice” è il sesto blitz in 14 anni contro il violento mandamento di Misilmeri-Belmonte Mezzagno, l’unico territorio dell’hinterland palermitano dove negli ultimi anni si sono verificati tre omicidi e due tentati omicidi di mafia.

Rispondi