I Quattro Canti, simboli e numeri nel centro di Palermo

Nel pieno centro di Palermo, è possibile ammirare una delle opere urbanistiche e architettoniche più interessanti non solo della regione siciliana ma anche dell’intero territorio nazionale: parliamo dei Quattro Canti, anche conosciuti come Teatro del Sole, un quadrivio di forma ottagonale che nasconde diversi significati simbolici. Ma come nasce questa piazza? E quali sono le sue principali caratteristiche?

Il Teatro del Sole: storia e caratteristiche di un luogo amato dai palermitani

Piazza Vigliena (o Villena), ossia quella che a Palermo è comunemente conosciuta come “Teatro del Sole” o “Quattro Canti”, è stata per lungo tempo il vero e proprio cuore del capoluogo siciliano, punto d’incontro delle due vie principali del centro storico, Via Toledo (poi rinominata Via Vittorio Emanuele) e Via Maqueda.

L’area, frutto di un importante intervento urbanistico voluto dal Vicerè, il marchese don Juan Fernandez Pacheco de Villena y Ascalon, da cui appunto il nome di Piazza Vigliena, prese forma a partire dagli inizi del ‘600, quando venne affidato all’architetto fiorentino Giulio Lasso il compito di riorganizzare la piazza prendendo spunto dal crocevia delle Quattro Fontane di Roma.

I lavori, che hanno impegnato buona parte del secolo e sono stati proseguiti alla morte di Lasso nel 1615 dal nuovo direttore dei lavori Mariano Smiriglio, avevano l’obiettivo di dividere la città in quattro parti (Mandamenti) per favorirne lo sviluppo, ma non si limitarono a una mera pianificazione urbanistica: l’opera, infatti, divenne ben presto esempio di un grande sforzo artistico e architettonico, frutto di una progettazione complessa e ricca di significati.

La piazza dei Quattro Canti, così come possiamo ammirarla ancora oggi, si caratterizza per la particolare forma smussata dei quattro edifici che ne delimitano gli angoli e per la presenza di numerosi dettagli presenti sulle facciate dei palazzi. Ciascuna di esse, infatti, presenta nel primo ordine in stile dorico una fontana sovrastata da una figura femminile, simbolo delle quattro stagioni; nel secondo ordine, ionico, sono invece visibili le statue dei re spagnoli Carlo V, Filippo II, Filippo III e Filippo IV; infine, nell’ultimo ordine, composito, sono state poste le statue delle Sante protettrici dei quattro Mandamenti, che sono Santa Cristina, Santa Ninfa del Monte di Pietà, Santa Oliva e Sant’Agata dei Tribunali.

Simbologia e numerologia nella piazza dei Quattro Canti

Secondo alcuni studiosi, la progettazione dei Quattro Canti avrebbe uno stretto legame con la Cabala ebraica, già presente peraltro nel progetto urbanistico generale della città, data la ricorsività di alcuni numeri in particolare. Sono dodici, per esempio, sia le porte che i bastioni, esattamente come le tribù che avevano fondato la Gerusalemme Celeste, così come frequente è il ritorno dei sottomultipli di tale numero, ossia il tre e il quattro, quest’ultimo come visto particolarmente presente proprio nella Piazza Vigliena, facilmente correlabili alla Santissima Trinità e alle Virtù teologali.

La scelta di tali numeri avrebbe dunque un significato ben più profondo del semplice aspetto architettonico di questo spazio, chiamato ad avvicinare la città al Divino e a favorire protezione e prosperità: d’altronde non è questo l’unico caso di collegamenti tra arte e numerologia, con numerosi architetti, scultori e pittori che hanno inserito nei secoli, in maniera più o meno evidente, riferimenti ai numeri fortunati o sfortunati a seconda dei casi. Basti pensare al frequente uso del numero sette propiziatorio sia nella cultura greca che in quella egizia e orientale, così come all’importanza del numero 5 riferito alla misteriosa Sezione Aurea, utilizzata anche per lo studio delle proporzioni della Cattedrale di Reggio Emilia, tutti aspetti di natura esoterica che spesso ritroviamo anche in altre tradizioni popolari, come le figure presenti nelle carte siciliane e napoletane, influenzate dai tarocchi, o in quelle francesi normalmente utilizzate per il gioco del blackjack con hole card e altri passatempi arrivati fino ai nostri giorni.

Ammirare il Teatro del Sole, così chiamato perché in ogni momento della giornata il sole illumina con i suoi raggi uno dei quattro angoli della piazza, vuol dire dunque non solo entrare in contatto con uno spazio nevralgico per la città di Palermo nel corso della sua storia, ma anche tuffarsi con entrambi i piedi in un progetto dal valore simbolico ben più ampio di quanto si possa immaginare. Ed è proprio questo uno dei segreti del fascino di questa città, capace di trasmettere con le sue opere artistiche e architettoniche energie rintracciabili soltanto nei luoghi più mistici e contemplativi.

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