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Riapre al Cervello di Palermo il Pronto soccorso ostetrico

Il Pronto Soccorso ostetrico No COVID si trova al 2 piano del Padiglione A

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Riapre il Pronto soccorso ostetrico all’ospedale Cervello di Palermo. È l’azienda ospedaliera “Villa Sofia- Cervello” di Palermo a comunicare il ripristino dell’attività del Pronto Soccorso Ostetrico No Covid, facendo seguito alla nota del direttore sanitario, Aroldo Rizzo.

Riprende il servizio al Cervello

Il Pronto Soccorso ostetrico No COVID si trova al 2 piano del Padiglione A dell’ospedale Cervello. Il servizio era stato sospeso a causa delle opportune riorganizzazioni imposte dalla trasformazione del Cervello in Covid Hospital.

Il premio all’azienda Villa Sofia-Cervello

Agli “ospedali riuniti Villa Sofia-Cervello di Palermo” va il premio internazionale “Univants of Healthcare Excellence”, per prestazioni esemplari nel settore sanitario. Con il progetto, dal titolo “Stratificazione del rischio di patologie cardiovascolari in una popolazione apparentemente sana, come i donatori di sangue: dona con il cuore” l’azienda ospedaliera palermitana ha incassato il prestigioso riconoscimento internazionale.

Il progetto, il cui responsabile scientifico è Patrizia Carta, è stato realizzato dall’Unità Operativa Complessa (UOC) di Medicina Trasfusionale e dei Trapianti, diretta da Roberta Fedele, e afferente al dipartimento di Ematologia e Malattie Rare, guidato da Aurelio Maggio, in collaborazione con l’UOC di Cardiologia, l’UOC di Patologia clinica e l’UOC di Radiodiagnostica dell’AOOR “Villa Sofia-Cervello” di Palermo.

Lo scorso 16 giugno, grazie al team di ricerca composto dai dottori: Patrizia Carta (Dirigente Biologo UOC Medicina Trasfusionale e dei Trapianti), Calogero Falletta (Dirigente Medico UOC Cardiologia), Francesco Arcoleo (Direttore UOC Patologia Clinica) e Francesco Gioia (direttore UOC Radiodiagnostica), l’azienda palermitana ha ricevuto il premio per il riconoscimento del risultato “per il 2021”.

Il programma è stato fondato nel 2018 e premia i team di assistenza clinica integrati che, mediante la multi-disciplinarietà, ottengono migliori prestazioni sanitarie attraverso nuove tecnologie, approfondimenti e soluzioni, che si traducono in una progressione dei sistemi sanitari e, quindi, in un miglioramento dell’aspettativa e della qualità di vita dei pazienti.

In particolare, Villa Sofia-Cervello è stata insignita del prestigioso riconoscimento internazionale per il successo ottenuto utilizzando test di laboratorio ad alta sensibilità e specificità d’organo (cardio-specificità), come lo sono i metodi di ultima generazione per la misura delle troponine cardiache, che permettono un’accurata valutazione del rischio anche nei pazienti con impegno cardiaco ancora asintomatico. Considerando le loro ottime performance analitiche, molti autori suggeriscono l’utilizzo dei biomarcatori cardio-specifici per la valutazione del rischio anche nella popolazione generale. La possibilità di poter rilevare anche piccole concentrazioni di troponina I in una popolazione sana, come per definizione sono i donatori di sangue, ha consentito di creare delle tabelle per la stratificazione del rischio cardiovascolare, differenziate per genere, e con rispettive raccomandazioni per rischio basso, moderato ed elevato.

“Questo premio – afferma Walter Messina, direttore generale dell’AOOR “Villa Sofia- Cervello” – va alla nostra azienda per la prima volta e rappresenta un ennesimo attestato alle qualificate professionalità del nostro personale”. “Nell’ultimo anno – spiega Patrizia Carta illustrandone la ratio – il mondo ha attraversato uno stravolgimento epocale, a causa dell’inarrestabile pandemia da sindrome respiratoria acuta severa coronavirus 2 (SARS-CoV-2), che si è diffusa a partire dal gennaio 2020. Questo ha modificato la nostra quotidianità, ma anche il sistema medico-assistenziale, imponendo la necessità di rivisitare i modelli organizzativi tradizionali per l’erogazione dei servizi sanitari. Nel periodo del primo lockdown abbiamo assistito ad una riduzione di quasi il 50% nelle ospedalizzazioni per Infarto del miocardio, con un parallelo aumento delle complicanze e della mortalità”.

“L’utilizzo di test di laboratorio ad alta sensibilità e specificità d’organo (cardio-specificità) – precisa Carta – come lo sono i metodi di ultima generazione per la misura delle troponine cardiache, permettono un’accurata valutazione del rischio anche nei pazienti con impegno cardiaco ancora asintomatico. Considerando le loro ottime performance analitiche, molti autori suggeriscono l’utilizzo dei biomarcatori cardio-specifici per la valutazione del rischio anche nella popolazione generale. Infatti, la possibilità di poter rilevare anche piccole concentrazioni di troponina I in una popolazione sana, come per definizione sono i donatori di sangue, ha consentito di creare delle tabelle per la stratificazione del rischio cardiovascolare, differenziate per genere, e con rispettive raccomandazioni per rischio basso, moderato ed elevato”. “La stratificazione del rischio – continua Carta – è fondamentale per la gestione della prevenzione cardiovascolare ed ecco perché abbiamo deciso di puntare su questo progetto, avendo peraltro nella pratica empirica la possibilità di eseguire nei donatori che afferiscono alla ST della nostra azienda, il test della troponina I, in aggiunta ai test di screening per la qualificazione biologica previsti per legge”. “Progetti come questo possono contribuire alla lotta alle malattie cardiovascolari, che appare ancora oggi prioritaria – conclude Carta – visto che continuano a rappresentare la prima causa di mortalità e ospedalizzazione, con un trend destinato a crescere secondo le ultime stime dell’OMS (Organizzazione Mondiale Sanità) e impongono, dunque, un’azione concreta di educazione alla salute per migliorare la prevenzione di queste patologie, soprattutto in quei soggetti che registrano un rischio cardiovascolare medio-alto”.

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