Blitz antimafia a Palermo decapita mandamento Noce, i nomi degli arrestati

L'operazione antimafia colpisce come detto il clan del rione Noce a Palermo, la famiglia che era "nel cuore" di Totò Riina

Carmelo Giancarlo Seidita, 47 anni, è tra gli indagati principali dell’inchiesta della polizia di Palermo che ha colpito le famiglie mafiose del mandamento della Noce/Cruillas, che comprende le famiglie mafiose della Noce, Cruillas/Malaspina ed Altarello.

I nomi degli arrestati questa mattina a Palermo

Gli altri finiti in carcere sono: Giacomo Abbate, 33 anni; Salvatore Cinquemani, 42 anni; Angelo Di Stefano, 42 anni; Guglielmo Ficarra, 63 anni; Daniele Formisano, 48 anni; Giovanni Giordano, 49 anni; Vincenzo Landolina, 33 anni. Agli arresti domiciliari: Francesco Scaglione, 74 anni.

L’operazione antimafia colpisce come detto il clan del rione Noce a Palermo, la famiglia che era “nel cuore” di Totò Riina. La polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza cautelare firmata dal gip nei confronti di 9 indagati accusati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso ed estorsione con l’aggravante del metodo mafioso.
Secondo gli investigatori sarebbero tutti esponenti della famiglia della Noce. Le indagini sono state coordinate dalla Dda. Cinque dei nove coinvolti nelle indagini sono già stati condannati a vario titolo per appartenere a Cosa Nostra.

Il capo del mandamento Noce

Nel corso dell’indagine sarebbe stato individuato l’attuale capo del mandamento Noce e Cruillas, Giancarlo Carmelo Seidita, tornato al vertice dopo un lungo periodo di detenzione in carcere. La sua ascesa ai vertici di cosa nostra sarebbe stata favorita, negli anni passati, dai fratelli Lo Piccolo, i boss palermitani alla presenza dei quali, peraltro, sarebbe stato “combinato”, messo a capo del mandamento. Grazie alle sue relazioni avrebbe in poco tempo riorganizzato il clan, che era stato smantellato in seguito a numerosi arresti, e imposto nuove regole nel mandamento documentate da riunioni registrate dalla polizia giudiziaria. Incontri riservati, dove si partecipava, senza cellulare durante lunghe passeggiate lungo le pubbliche vie, con i vertici delle altre famiglie mafiose. Seidita si sarebbe circondato di uomini di fiducia mettendo ai margini quelli ritenuti nel mirino delle forze dell’ordine

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