Diventano ricchi con le truffe agli anziani, un palermitano e una siracusana dei guai

di Redazione Web
lettura in 2 minuti

La Guardia di Finanza di Messina ha confiscato a un palermitano e a una donna di Siracusa un patrimonio di oltre 1,7 milioni. Si sarebbero arricchiti grazie a estorsioni e delle truffe nei confronti di anziani.

I due soggetti, un uomo di 41 anni originario di Palermo e una giovane donna di 29 anni di origini siracusane, appartengono al gruppo nomade dei “camminanti”, la cui comunità più cospicua risulta radicata a Noto (SR). Da qui partivano diretti in tutta Italia, per poi scegliere, con cura, le loro vittime, l’ultima delle quali a Messina.

I poveri malcapitati erano accusati di aver provocato un incidente stradale, causa non solo di danni fisici ma anche materiali, in particolare la rottura del vetro di un orologio di pregio. Da questa circostanza partiva poi il solito teatro: la minaccia di chiamare i vigili urbani per denunciare una presunta omissione di soccorso, con conseguente ipotizzato ritiro della patente della vittima del raggiro, e la prospettata soluzione bonaria di consegnare una somma di denaro in contanti, corrispondente al prezzo del presunto orologio danneggiato.

Ma v’è di più. Non solo minacce di danni ingiusti, quali l’intervento della forza pubblica e il ritiro della patente, ma anche finte telefonate a compagnie assicuratrici, cui rispondevano complici della coppia i quali, fingendosi agenti d’assicurazione, suggerivano al povero anziano di assecondare la richiesta formulatagli dal duo criminale, pena il dover corrispondere cifre ancora più esorbitanti per il valore, fintamente assicurato, dell’orologio di pregio danneggiato.

Un sistema ben architettato che, tuttavia, come spesso accade, non è sfuggito alle indagini disposte dalla locale Procura della Repubblica. È emerso, quindi, come i due target d’indagine non solo risultassero titolari di numerosi terreni e fabbricati ubicati nei comuni di Melilli (SR) e Noto (SR), e di diverse auto e d’ingenti risorse finanziarie sui conti correnti postali loro intestati, ma come tali disponibilità risultassero totalmente incoerenti con i redditi legittimamente dichiarati al fisco. Dopo il sequestro dei beni ora arriva la confisca.